The Art of Italian Cinematography and Beyond

The Art of Italian Cinematography and Beyond

Al Torino Film Festival varie opere con la fotografia di dop del Collettivo Chiaroscuro

Il Torino Film Festival accoglie anche quest’anno una significativa presenza dei direttori della fotografia del Collettivo Chiaroscuro, coinvolti in opere molto diverse per tono, generi e prospettive. Le schede che seguono presentano, in ordine sparso, i film di cui i dop associati hanno firmato la fotografia.

MOTHERS
Sezione: Documentari Internazionali
Regia: Alice Tomassini
Direzione della fotografia: Christian Rom (Cambogia), Alberto Marchioni CCS, Francesca Zonars CCS (Italia)

Mothers, Marchiori, Zonars

Scritto da Vincenzo Scuccimarra e Alice Tomassini, il film è prodotto da Carlo Degli Esposti, Marco Grifoni e Nicola Serra, il montaggio è di Julien Panzarasa, la colonna sonora di Andrea Guerra.

Alice Tomassini intreccia tre vicende legate alla maternità surrogata tra Cambogia e Italia, seguendo le conseguenze dell’improvvisa criminalizzazione della pratica nel Paese asiatico e l’impatto di norme restrittive sulla vita delle famiglie italiane coinvolte. La fotografia di Alberto Marchioni e Francesca Zonars accompagna con sensibilità un racconto che unisce testimonianza, vulnerabilità e responsabilità sociale. Il film segue 32 donne cambogiane arrestate e costrette a crescere i bambini destinati ad altri, mentre in Italia la nuova legislazione mette sotto attacco i genitori intenzionali. Tra loro c’è Lia, figlia di due padri, che rivendica il diritto di esistere.

Francesca Zonars: «Quando Alice mi ha chiamata mi ha detto: “Dobbiamo raccontare la storia di alcune donne, ma non possiamo riconoscerle: potrebbe essere per loro rischioso”. Da lì la sfida è stata quella di inquadrare senza svelare, di illuminare proteggendo, e di trovare un’immagine che ribaltasse il punto di vista e la postura: da uno sguardo che sta sopra, giudica e condanna a uno che si mette accanto e ascolta».

Alberto Marchiori: «La scelta presa insieme ad Alice è stata quella di entrare in punta dei piedi nella vita di Lia e della sua famiglia, lasciando che la camera a mano seguisse il ritmo naturale dei suoi gesti e della sua quotidianità. Lavorare solo con luce naturale e un apparato tecnico ridotto ci ha permesso di restare leggeri e presenti. Così il tempo di ripresa è diventato tempo condiviso, favorendo una relazione diretta e autentica».

 

SEPARAZIONI
Sezione: Fiction Internazionale
Regia: Stefano Chiantini
Direzione della fotografia: Paolo Carnera CCS

Carnera

Regia e sceneggiatura sono di Stefano Chiantini. La fotografia è di Paolo Carnera CCS, il montaggio di Luca Benedetti, la scenografia è di Elisabetta Zanin, i costumi sono disegnati da Marta Passarini, la musica è composta da Piernicola Di Muro. Per quanto riguarda il cast principale, compaiono: Barbora Bobulova, Adriano Giannini, Vanessa Compagnucci, Sergio Albelli, Giordano Fochetti e Ludovica Rubino. La produzione è curata da Andrea Petrozzi, Niccolò Stazzi, Claudio Montefusco e Riccardo Marchegiani per la casa di produzione World Video Production in collaborazione con Rai Cinema, Bling Flamingo e con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e della Regione Abruzzo.

Mara (Barbora Bobulová) e Pietro (Adriano Giannini) vivono con i loro due figli, Laura e Agostino, formando una famiglia apparentemente esemplare. L’equilibrio si rompe quando Laura rimane vittima di un incidente di montagna: da quel momento la storia concentra l’attenzione sul dolore che si insinua nei legami familiari, sulla trasformazione delle relazioni e sulla fragilità che emerge dallo shock.

Paolo Carnera ci ha detto: «Separazioni è la storia di un lutto e della sua elaborazione. La potenza e la bellezza della natura e il paesaggio sono insieme la chiave per la risoluzione di questo lutto. E il bianco e nero è stato la sola, indispensabile, possibilità per raccontare l’essenza di un sentimento impossibile e di una natura feroce e meravigliosa».

 

AVEMMARIA
Sezione: Zibaldone
Regia: Fortunato Cerlino
Direzione della fotografia: Corrado Serri CCS

Avemaria, Serri
Regia e sceneggiatura sono di Fortunato Cerlino, che adatta per il film il suo romanzo Se vuoi vivere felice. La fotografia è di Corrado Serri, il montaggio di Diego Liguori, la scenografia è di Luca Servino, i costumi sono firmati da Paola Bonucci, mentre la musica è composta da Mariano Bellopede. Nel cast principale: Salvatore Esposito, Marianna Fontana, Mario Di Leva, Carmine Borrino, Gennaro Di Colandrea, Franca Abategiovanni, Giulia Coppini, Cecilia Bertozzi, Giovanni Petrone, Francesco Verde, Francesca Colapietro, Armando Manfregola e Gabriele Di Gennaro. La produzione è curata da Ventottodieci Produzioni, Moving Milano, Red Private, Europictures e Rai Cinema, con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno di Film Commission Regione Campania. La distribuzione italiana è affidata a Europictures.

Felice vive in un quartiere popolare alla periferia di Napoli, tra povertà, violenza e poche prospettive. Una maestra, Giulia, ne riconosce il talento e lo spinge a credere in sé; l’impronta di Neil Armstrong su un sussidiario accende la sua immaginazione: anche lui potrebbe “lasciare” Pianura, ma per riuscirci dovrà affrontare il dolore, il distacco e una realtà che sembra schiacciarlo.

Corrado Serri ci ha raccontato: «Il film si muove su tre registri: realistico, memoria, fantasia. Questi registri non si alternano con soluzioni di continuità, ma sono sovrapposti, incastrati e sincopati tra loro. Il film non è solo il flashback di un uomo adulto sulla sua infanzia, e non è solo il racconto della trasfigurazione della realtà attraverso gli occhi di un bambino. Per questo motivo il linguaggio visivo che ho concepito insieme a Fortunato Cerlino in un certo senso manca della coerenza che solitamente cerchiamo di dare ai nostri film: i punti di vista della macchina da presa, come il suo movimento, la scelta delle ottiche, e la natura e la direzione della luce seguono diversi flussi di coscienza che fanno pace al termine del film. Avemmaria è un film che chiede allo spettatore di non sedersi troppo comodamente, anzi, come in una delle scene finali, lo attacca al muro e lo costringe a fare i conti con delle scelte comuni a tutti noi».

 

LAGHAT
Sezione: Zibaldone
Regia: Michele Zampino
Direzione della fotografia: Stefano Paradiso CCS

Laghat, Paradiso

Regia e sceneggiatura sono di Michael Zampino, che firma la sceneggiatura insieme a Heidrun Schleef adattando il romanzo di Enrico Querci Laghat – Il cavallo normalmente diverso. La fotografia è di Stefano Paradiso, la scenografia è di Cinzia Lo Fazio, i costumi sono disegnati da Francesca Leondeff, mentre la musica è composta da Luigi Seviroli. Il cast principale comprende Lorenzo Guidi, Carlotta Antonelli, Hippolyte Girardot ed Edoardo Pesce. La produzione è curata da Sandro Frezza per Alba Produzioni, in collaborazione con Videa e AD Productions, in una coproduzione tra Italia e Francia. Il film, presentato in versione a colori, è stato completato nel 2025.

Liberamente ispirato al romanzo di Querci, il film racconta la storia di un cavallo “diverso” che non avrebbe dovuto gareggiare e di un ragazzo che aveva smesso di credere nei sogni: insieme intraprendono un percorso per dimostrare che ciò che appare un limite può diventare forza.

Stefano Paradiso ci ha raccontato: «Abbiamo cercato di sfruttare al massimo un budget non elevato, rimanendo sempre fedeli al racconto. Sin dall’inizio si è deciso di lavorare con un attore in grado di cavalcare realmente un purosangue, riprendendolo dal vivo senza ricorrere a controfigure.
Accanto alla componente più realista, abbiamo scelto di girare in anamorfico per donare alla storia un tocco un po’ più epico — una scelta non da poco. In questo stesso universo visivo ho anche deciso di adottare il cosiddetto protocollo green: solo luci a LED e un piccolo gruppo elettrogeno per le scene notturne più impegnative. La lunga preparazione è stata fondamentale per costruire l’identità visiva del film. Come filmare i cavalli in corsa assieme all’attore? Come mescolare le vere corse ippiche ed il vero pubblico con le scene di finzione? Abbiamo dedicato giorni e giorni a brainstorming e storyboard, con il prezioso supporto della Horse Master Jaqueline Freda. La fotografia si articola in due parti distinte: la vita del protagonista fuori dalle corse e quella dentro il mondo delle corse, mantenendo però una continuità che ci permettesse di restare nello stesso film. Un progetto complesso, una splendida esperienza. Grande attenzione, sia in ripresa che in post-produzione, è stata dedicata alla creazione degli occhi blu del cavallo. La vera condizione patologica di Laghat, che gli conferisce la particolarità degli occhi azzurri, è diventata un potente simbolo visivo della sua unicità».

 

ISOLA
Sezione: Zibaldone
Regia: Nora Jaenicke
Direzione della fotografia: Valentina Caniglia ASC, CCS

Isola, Caniglia

Regia e sceneggiatura sono di Nora Jaenicke. La fotografia è di Valentina Caniglia, la scenografia è firmata da Paolo Ferruzzi, i costumi sono disegnati da Katarzyna Lewinska, mentre la musica è composta da Jules Matton. Per quanto riguarda il cast principale, compaiono Fanny Ardant, Joanna Kulig e Marco Rossetti. La produzione è curata da Manish Mundra e Ariens Damsi per Drishyam Films e Eliofilm, in una coproduzione tra India e Italia. Le vendite estere sono affidate a Minerva Pictures Group e TVCO. Il film è datato 2025.

La storia ruota attorno a Joanna (Joanna Kulig), una donna di 40 anni intrappolata in un matrimonio con un uomo ricco e possessivo. L’incontro con Ada (Fanny Ardant), l’enigmatica badante del marito, innesca un percorso di emancipazione e auto-scoperta che porterà Joanna a confrontarsi con i propri desideri e paure più profondi.

Valentina Caniglia ci ha raccontato: «Con la regista volevamo creare l’impressione che non fosse chiaro se la storia si svolgesse nel presente o in un passato recente. Tutte le scelte – dai colori ai costumi, dagli arredi ai luoghi – sono state orientate in questa direzione. Abbiamo scelto ambientazioni che evocano il passato, ma senza indicare esplicitamente un’epoca precisa, lasciando volutamente ambigua la collocazione temporale. Anche attraverso la luce ho cercato di restituire questa sensazione: ho utilizzato fonti alogene che entravano dalle finestre, ma con un trattamento molto morbido e raffinato, tagli di luce leggeri e delicati. È stato fondamentale mantenere un equilibrio tra le temperature colore degli interni e quelle degli esterni, per creare un’armonia visiva che rispecchiasse questa sospensione temporale».

 

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