Alla quinta edizione dei Nastri d’argento – Grandi Serie la miniserie di Disney+ si porta a casa il titolo di Miglior Serie Crime.
Il Nastro d’argento è stato consegnato sabato 31 maggio nella storica Villa Pignatelli di Napoli, durante la serata organizzata dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI). Avetrana – Qui non è Hollywood – serie di general entertainment più vista su Disney+ dal 2020 – ha battuto in cinquina Acab, Dostoevskij, Stucky e The Bad Guy 2, imponendosi come miglior crime dell’ultima stagione seriale.

Il progetto è diretto da Pippo Mezzapesa, che firma anche la sceneggiatura insieme ad Antonella W. Gaeta e Davide Serino; a produrre è Matteo Rovere per Groenlandia, con Disney+ come distributore. La direzione della fotografia porta la firma di Giuseppe Maio CCS, mentre al montaggio troviamo Marcello Saurino, Francesca Addonizio e Vincenzo Soprano. Tra gli interpreti spiccano Vanessa Scalera (Cosima Serrano), Giulia Perulli (Sabrina Misseri), Paolo De Vita (Michele Misseri) e Federica Pala (Sarah Scazzi), affiancati da Imma Villa, Anna Ferzetti e Giancarlo Commare. La serie conta quattro episodi da 60 minuti ed è ispirata al libro-inchiesta Sarah. La ragazza di Avetrana di Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni.
«È un riconoscimento che mi riempie di gioia: premia un gruppo straordinario che ha raccontato con passione e delicatezza una storia complessa e dolorosa», ha scritto Mezzapesa ringraziando autori, tecnici e interpreti subito dopo l’annuncio del premio.
QUI UN’ARTICOLATA NOTA DI FOTOGRAFIA DI GIUSEPPE MAIO (Courtesy Disney +)
Sin dalla prima lettura della sceneggiatura della serie mi ha colpito il modo in cui ogni episodio mettesse a fuoco un punto di vista ben preciso dei protagonisti. Partendo da una scrittura così solida, insieme a Pippo abbiamo deciso di sviluppare ogni singolo episodio attraverso scelte estetiche e di linguaggio mirate, anche se diverse fra loro: per noi era importante che fossero esplicative della dinamica interiore del personaggio narrato. Volevamo che la serie abbracciasse il cinema di genere, tutto, ma in forte dialogo con l’impatto esistenziale e più realistico della storia.

Primo episodio – “Sarah”
È una sorta di coming-of-age: i colori vibrano, l’azzurro del mare, il sole alto nel cielo, una ragazza entra nel pieno della sua gioventù. La macchina a mano si muove leggera, accompagna la forza dirompente di un’adolescenza. La fotografia di un’estate perfetta si incupisce piano piano, lasciando spazio a sensazioni sinistre; una luce più misteriosa inizia a introdurre elementi di rottura rispetto all’architettura visiva principale.

Secondo episodio – “Sabrina”
L’equilibrio cromatico creato nel precedente lascia spazio a qualcosa di più distorto e disturbante; la narrazione di macchina assume un carattere più calibrato, perdendo leggerezza, e i dettagli iniziano a creare un mosaico introspettivo. Sabrina cerca nei riflettori della stampa il riscatto, la bellezza mai trovata. La fotografia sottolinea il processo mentale che la protagonista affronta: è una ricerca visiva più “caotica”, che passa attraverso momenti brillanti e patinati; i flash dei fotografi diventano invadenti, ma durano il tempo di uno scatto, e l’ombra è pronta ad avvolgere la solitudine. L’uso di obiettivi grandangolari aiuta a creare il senso di scollamento dalla realtà.

Terzo episodio – “Zio Michele”
Il caldo, l’inferno emotivo, il senso di colpa sono stati i punti di partenza per accompagnare la volontà fotografica di Zio Michele. La macchina da presa lo inquadra sempre un po’ dall’alto, opprimendolo e non liberandolo dalla condizione che affronta. I colori scelti sono quelli della terra, della ruggine e del fuoco. Il caldo torrido estivo fa sudare, ma è un caldo che, come tonalità, si avvicina alle tinte infernali della pittura di Bosch o Previati.

Quarto episodio – “Cosima”
È l’episodio più cupo: la macchina da presa è un freddo narratore, i colori lasciano spazio a una desaturazione. Dalle finestre non filtra più il sole; una luce fredda prende il sopravvento, le serrande di casa sono abbassate. Cosima è raccontata come un’ombra: la silhouette e il sottotono diventano la cifra stilistica del racconto. Il linguaggio calibrato e asettico, come l’uso di carrelli o macchine fisse, descrive il personaggio nella sua rigidità.

Riportiamo anche gli apprezzamenti della critica sulla fotografia di Giuseppe Maio
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«Si rimane colpiti dalla fotografia di Giuseppe Maio, che con un’accortezza poetica fa sentire il mare come l’unica via di fuga da un contesto apparentemente monotono». – Quarta Parete Roma
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«La fotografia cupa, i primi piani che trasudano inquietudine e i lunghi silenzi sono tutti al servizio di una narrazione in cui sembrano scontrarsi due mondi portati all’estremo.» – Aldo Grasso, iO Donna
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MyMovies evidenzia «una cura meticolosa per fotografia e trucco, con un risultato impressionante per realismo».








