Un lungometraggio documentario dedicato a uno dei grandi compositori del Novecento e un corto sul rapporto tra memoria, oggetti e sentimenti: Camilla Cattabriga CCS è presente all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano e Se mai le cose di Giulia Cosentino. Presentati rispettivamente in Venice Open – Fuori concorso, nella sezione Film on Films, e alla Settimana Internazionale della Critica, nel concorso SIC@SIC.
Nata a Bologna nel 1995, Camilla Cattabriga si è laureata al DAMS e si è diplomata nel 2019 al Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema, specializzandosi in fotografia. È inoltre cofondatrice, editor e direttrice creativa di Eki, rivista semestrale dedicata alla luce. Tra i suoi lavori più recenti figura Ketticè di Giovanni Tortorici, girato in 35 mm, presentato nell’ultima edizione del Concorso internazionale del Locarno Film Festival e distribuito nelle sale italiane dal 3 settembre.
NINO – UN FILM SU NINO ROTA
di Walter Fasano
10 settembre, ore 19.30 – Sala Perla Press e Industry
10 settembre, ore 22.00 – Sala Darsena Press e Industry
11 settembre, ore 14.45 – Sala Grande pubblico e per tutti gli accrediti
12 settembre, ore 16.15 – Sala Casinò pubblico e per tutti gli accrediti
La fotografia di questo documentario è stata realizzata in tre blocchi,
una gestita da Leonardo Mirabilia CCS, uno da Clarissa Cappellani AIC e uno da Camilla Cattabriga CCS

Diretto da Walter Fasano, Nino – Un film su Nino Rota traccia il ritratto di un compositore la cui straordinaria carriera ha attraversato il Novecento. Conosciuto in tutto il mondo per le sue indimenticabili colonne sonore, Nino Rota è stato anche un autore di musica da concerto profondamente stimato. Attraverso una narrazione libera e associativa, il documentario ricostruisce i legami personali, artistici e spirituali che ne hanno segnato la vita. Fotografie, materiali d’archivio e testimonianze raccontano il talento precocissimo di Rota, la formazione con Ildebrando Pizzetti, Alfredo Casella e Rosario Scalero e l’incontro con il cinema, per il quale compose circa centocinquanta colonne sonore. Dal rapporto fondamentale con Federico Fellini, iniziato con Lo sceicco bianco e proseguito con film come La strada, Le notti di Cabiria, La dolce vita, 8½, Amarcord e Prova d’orchestra, alle collaborazioni con Luchino Visconti e Franco Zeffirelli, fino al successo internazionale raggiunto con Il padrino di Francis Ford Coppola, il film restituisce la complessità di un artista interamente votato alla musica.
La voce narrante è quella di Sting. Nel documentario intervengono, tra gli altri, Vince Mendoza, Alexandre Desplat, Caterina D’Amico, Mino Gabriele, Joe Lovano, Park Chan-wook, Michele Marvulli e Rita Pavone.
Scritto e montato da Walter Fasano, il film ha la fotografia di Clarissa Cappellani, Camilla Cattabriga CCS e Leonardo Mirabilia CCS. Le musiche, ovviamente, sono quelle originali di Nino Rota, mentre il suono è curato da Davide Favargiotti, Gianluigi Gallo e Antonio Stella.
Il documentario, della durata di 115 minuti, è prodotto da Be Water Film, Sugar Play, Adler Entertainment e I Diavoli, con Marco Morabito e Walter Fasano, in collaborazione con Rai Documentari. La distribuzione italiana è affidata a Be Water Film e Adler Entertainment; le vendite internazionali sono curate da Global Constellation.
A proposito di NINO Camilla Cattabriga ci ha raccontato:
«Lavorare con Walter Fasano al documentario Nino è stata un’esperienza di rara intensità, in cui la fotografia ha dovuto farsi ascolto, memoria e traduzione visiva di un universo sonoro. Fin dalla fase di preparazione, il confronto con Walter è stato centrale per comprendere ciò che era essenziale restituire dell’opera e della figura di Nino Rota: non una cronologia illustrata, ma un ritratto libero e associativo, in cui musica, immagini e parole potessero intrecciarsi in modo organico. La direzione intrapresa è stata quella di un cinema che respira attraverso l’archivio, le fotografie, i documenti, ma anche attraverso una materia filmica viva e presente. Per rispondere a questa visione, abbiamo adottato un linguaggio ibrido, girando parte del materiale in 16 mm e parte in digitale. Questa scelta è nata da un’esigenza precisa di Walter: creare un tessuto visivo in cui passato e presente potessero dialogare non solo a livello di contenuti, ma anche di forma. Il 16 mm ha portato con sé grana, materialità e una risposta alla luce che entrano in continuità naturale con i materiali d’epoca; il digitale ha invece offerto flessibilità, immediatezza e la possibilità di catturare momenti più intimi e spontanei, senza interrompere il flusso emotivo del racconto. Il look cercato è stato quello di una luce che mostra senza drammatizzare: una luce che accompagna la musica e la parola, lasciando spazio alla complessità interiore di Rota e al suo rapporto con il cinema. L’ibridazione tra pellicola e digitale è stata pensata proprio per sostenere questa idea: due linguaggi che non si contrappongono, ma si completano, creando un unico universo visivo in cui documento e finzione, memoria e presente, possono coesistere senza fratture percettive. Il risultato è un linguaggio visivo che non vuole imporsi, ma sostenere: una fotografia che si fa ascolto della musica e della parola, che accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso il tempo e le emozioni, mantenendo intatta la forza e la delicatezza dell’universo di Nino Rota».
SCHEDA TECNICA
Rental: D-Vision Movie people
Operatrice: Camilla Cattabriga, Lorenzo de Marco
Assistente operatore: Lorenzo de Marco, Aluna Orano
Aiuto operatore/loader: Marta Natoli
Capo elettricista: Callum Begley, Simone Gambelli
Capo macchinista: Alessio Castiglia
Camera: Arriflex SR3
Formato: 16:9
Lenti: Zoom S16 Zeiss, Set Lenti Ultra Prime S16 Zeiss
Colorist: Alessandro Pelliccia
Laboratorio: Augustus color
SE MAI LE COSE
dI Giulia Cosentino
9 settembre, ore 9.00 – Sala Perla Press e Industry
10 settembre, ore 13.45 – Sala Perla pubblico dai 14 anni e tutti gli accrediti, seguita da incontro con gli autori
11 settembre, ore 19.15 – Sala Corinto pubblico dai 14 anni e tutti gli accrediti

Scritto e diretto da Giulia Cosentino, Se mai le cose (If Things Could Ever Talk) è in concorso alla Settimana Internazionale della Critica, nell’ambito di SIC@SIC, la sezione dedicata ai cortometraggi italiani.
In una mattina d’inverno a Catania, Rachele torna nell’appartamento in cui ha vissuto con Paolo per recuperare ciò che le appartiene. Mentre riempie gli scatoloni, gli oggetti sembrano prendere voce e fanno riaffiorare i ricordi della relazione appena conclusa. Il loro valore affettivo richiama l’antica eredità del corredo nuziale e apre una riflessione generazionale sul significato che oggi attribuiamo alle cose, alla casa e ai rapporti sentimentali.
Nel cast figurano Astrid Casali, Emanuele Linfatti e Francesca Melluso. La fotografia è di Camilla Cattabriga CCS, il montaggio di Massimo Da Re, la scenografia di Marta Morandini e i costumi di Loredana Buscemi. Le musiche sono di HRTBRKR, alias Simone Valentini, mentre il suono è curato da Fabio Vassallo, Marzia Cordò e Giancarlo Rutigliano.
Il cortometraggio, della durata di 20 minuti, è prodotto da Paolo Benzi per Okta Film, Jessica Cressy e Frédéric Dubreui per Envie de Tempête Productions. Le vendite internazionali sono affidate a Lights On.
A proposito di SE MAI LE COSE Camilla Cattabriga ci ha raccontato:
«Lavorare con Giulia al cortometraggio Se mai le cose è stata un’esperienza profonda e stimolante. La sinergia creatasi sul set, fatta di ascolto reciproco e di condivisione costante di idee e suggestioni, è stata fondamentale nella costruzione dell’immaginario del film e, di conseguenza, della sua atmosfera. Fin dalla fase di preparazione – che ha avuto un ruolo centrale nel conoscere Giulia e nel comprendere ciò che per lei era essenziale riconoscere e ritrovare nel film – abbiamo avviato uno studio condiviso di riferimenti visivi e narrativi. Tra le molte reference esplorate, alcune sono state particolarmente significative, come Les nuits de la pleine lune di Rohmer o Scene da un matrimonio di Bergman, che hanno contribuito a definire la direzione emotiva e formale del progetto. Il look che volevamo perseguire era quello di un’atmosfera luminosa ispirata ad alcuni film degli anni Settanta: una luce che rivela e mostra, senza creare segreti all’interno dell’immagine. Una luce che ho percepito come “non contemporanea”, e che per questo è stata particolarmente affascinante e divertente da approcciare. A sostenere questa scelta estetica, la decisione di girare in 16 mm: una soluzione che si è rivelata perfettamente coerente con l’idea luminosa, permettendo al fotogramma di riempirsi non solo di luce, ma anche di materialità e vita. Questo linguaggio visivo è stato pensato fin dall’inizio per intrecciarsi con materiali d’archivio e fotografie: il girato doveva dialogare con queste immagini preesistenti, creando una continuità tra passato e presente, tra memoria e finzione, senza mai interrompere il flusso emotivo del racconto. Anche la scelta delle inquadrature è nata da un confronto profondo con Giulia. Abbiamo cercato composizioni essenziali, capaci però di contenere l’azione dell’attrice, lasciandole la libertà di vivere lo spazio e la gestualità in maniera autonoma e organica, in modo che il corpo e il movimento potessero abitare lo stesso universo visivo delle fotografie e dei materiali d’archivio integrati nel film».
SCHEDA TECNICA
Rental: D-Vision movie people
Operatrice: Camilla Cattabriga
Assistente operatore: Jacopo Giordano Cottarelli
Aiuto operatore/loader: Matteo Calvano
Capo elettricista: Callum Begley
Camera: Arriflex SR3
Formato: 16:9
Lenti: ZEISS ULTRA PRIME, ZOOM ZEISS 11-110mm
Colorist: Alessio Zanardi
Laboratorio: Augustus color
