L’articolo inaugura una nostra serie sui “punti luce”.
Le riprese del film Crawl di Alexandre Aja si sono svolte essenzialmente in tre hangar del porto di Belgrado. Il set più imponente senza dubbio era quello che chiamavamo “Stage 1”: 100 x 80 metri.
Durante le riprese l’incredibile scenografia disegnata da Alan Gilmore doveva essere immersa in quasi due metri di acqua e sopportare una continua pioggia, proveniente da un sistema montato sulle travi dell’hangar, e venti molto forti (quattro ventilatori V8 montati su torrette): una vera tempesta per due settimane!
Il reparto effetti speciali ha applicato una vernice impermeabile al pavimento e montato quasi 700 pareti concave di 1x1mt, lungo la scenografia per contenere l’acqua fino a 2mt di altezza. Il reparto scenografia ha provveduto alle costruzioni e alla pittura del soffitto e delle pareti in blu per gli effetti speciali.
La storia ha luogo durante una tempesta di categoria cinque, incluso l’occhio del ciclone. Per esaltare un costante effetto di vento, con il mio capo elettricista abbiamo deciso di usare gli spazi vuoti al disopra delle travi e dunque al di sopra delle tubature per gli effetti pioggia, con 11 Cloud (palloni elio) 4,5 x 4,5 mt da 4 x 1.200W e 4 6 x 6mt da 9 x 1200W, senza fissarli completamente, per mantenere la costante fluttuazione data dai motori a elica per il vento.

Non abbiamo mai acceso tutti i Cloud insieme, per mantenere sempre un minimo di ombre e contrasti, ad eccezione di una breve scena in cui gli attori, Kaya Scodelario e Barry Pepper, sono nell’occhio del ciclone: qui abbiamo aggiunto due M9 montati sul tetto, utilizzando i lucernari che avevamo coperto in preparazione.


Per quanto riguarda le luci pratiche (in scena) (foto 5) abbiamo lavorato insieme al reparto scenografia per assicurarci che i pali dei lampioni non impedissero i movimenti della pedana galleggiante che avrebbe trasportato una Technocrane 45, appena il livello dell’inondazione lo avrebbe permesso.

Quello di Crawl è stato probabilmente uno dei set più fisici su cui abbia mai lavorato. La collaborazione di tutti i reparti è stata la chiave del successo, sia per quanto riguarda il lato creativo sia dal punto di vista della sicurezza. La meticolosità del nostro capo elettricista, Pierre Michaud (che per molte notti dormì molto poco!), è stata fondamentale per gestire questa quantità di acqua e un vento eccezionale.










