Domenica 28 giugno alle ore 18:30 il Cinema Farnese di Roma ospiterà la proiezione speciale di Cattiva strada, il nuovo film scritto e diretto da Davide Angiuli, presentato in selezione ufficiale al Bif&st – Bari 2026. Alla fotografia Emilio M. Costa CCS. Saranno presenti il regista e il cast. All’evento parteciperà anche Antonio Parente, direttore di Apulia Film Commission, che introdurrà la serata insieme agli autori.
Interpretato da Malich Cissé e Giulio Beranek, Cattiva strada racconta una storia ambientata tra tensioni sociali e dinamiche criminali, mettendo al centro due protagonisti costretti a confrontarsi con scelte difficili e con un contesto che sembra offrire poche possibilità di riscatto.
L’appuntamento è fissato per domenica 28 giugno alle ore 18:30 presso il Cinema Farnese di Roma, dove il pubblico potrà incontrare il regista, gli interpreti e gli ospiti della serata al termine della proiezione.


Dalla nostra intervista a Emilio M. Costa:
La luce è ricchezza solo nell’oscurità. Conversazione con Emilio M. Costa CCS, dop di CATTIVA STRADA di Davide Angiuli
curata da Fabrizio La Palombara CCS
«La riflessione che con Davide facevamo attraverso le reference ci portava verso soluzioni ibride, quasi documentaristiche. Tra i riferimenti c’erano anche autori più contemporanei, come Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman; ci interessava infatti guardare anche al presente. Abbiamo riflettuto anche su un cinema più consolidato, come quello di Roberto Minervini, ma tutto quello che vedevamo aveva una componente fortemente fisica. Film come Uncut Gems o Good Time di Josh e Benny Safdie erano esempi molto chiari: un cinema viscerale, in cui non c’era nulla di “posato”. Dal momento in cui abbiamo iniziato a parlare di macchina a mano, è come se fossimo entrati in un flusso condiviso. Per due o tre settimane ci siamo confrontati continuamente, scambiandoci riferimenti: io mandavo immagini che lui sentiva subito come giuste, e viceversa. A un certo punto non c’è stato più bisogno di discutere in termini fotografici, perché il nostro immaginario era diventato comune».

