Vorrei condividere i miei due giorni alla 82a Mostra del Cinema di Venezia. Assolutamente eccezionali e ci tengo a dire perché.
Sono stato invitato a partecipare all’anteprima della serie Netflix Il mostro che ho girato con Stefano Sollima. Non solo ho accettato con piacere perché la serie è stata un lavoro lungo, faticoso, intenso e, come sempre, appassionante perché guidata da un regista che conosco ormai molto bene, con cui ho condiviso molte ore di lavorazione e tanti progetti portati a termine con successo. Un regista che mi ha sempre portato su territori sconosciuti e meravigliosamente pericolosi, con risultati che molto spesso hanno sorpreso anche me.
Mi è anche stato chiesto se volevo essere presente alla proiezione di controllo nella sala Casinò la sera prima, e io immediatamente ho detto di sì per due ragioni: essendo lì fin dal giorno prima avrei forse potuto vedere qualche film (la curiosità era enorme) e soprattutto assicurarmi che la qualità della proiezione fosse buona o, mi auguravo, ottima.
Sono arrivato al Lido di Venezia la mattina del 3 settembre (giorno 8 della Biennale Cinema). Ero riuscito a prenotare un biglietto per la proiezione di The voice of Hind Rajab di cui sapevo poco, tranne l’argomento, e temevo di rimanere un po’ deluso. Perché il tema è difficilissimo e affronta una tragedia indicibile che ci appesantisce il cuore ogni giorno. Ma dopo aver visto il film non ho parlato più per ore, non ho voluto vedere nient’altro, ho incontrato all’uscita della sala Nicola Giuliano, produttore e amico, in lacrime, come molti altri. Il film va visto, è bellissimo.
Dopo ore con il cuore ancora pieno di emozioni e sentendomi piccolissimo e inutile in rapporto alla grandezza di quel film e della Storia che stiamo tutti vivendo, alle 21.15 incontro una squadra di fantastici amici e collaboratori al Palazzo del Casinò per il controllo della proiezione.
Abbiamo 25 minuti di tempo, 20 minuti per la selezione di sequenze e 5 minuti per commentare e intervenire.
…In genere non si può fare quasi nulla, solo il sonoro si può modulare, un po’ più alto un po’ più basso.
Insieme a me ci sono Franco Casellato, responsabile della post-produzione, Red (Andrea Baracca), colorist, Clelio Benevento, montatore, Francesco Tumminello, fonico di mix.
Parte la proiezione e il gelo cala sulla sala… è molto, molto brutta.
Io comincio a camminare su e giù, ci sono luci di sicurezza che, al buio, illuminano troppo la sala. Le luci che segnano i gradini della platea rialzata puntano direttamente sullo schermo e altre luci che segnalano le uscite alle spalle degli spettatori sono molto forti, al punto da proiettare sullo schermo le ombre della ringhiera della gradinata.
Mi avvicino a Red e gli chiedo se possiamo cambiare dei parametri della proiezione: il nero era orribilmente velato e nel Mostro le scene buie sono veramente tante. Si avvicina Franco Casellato e ci dice: “Cosa facciamo? Io questo DCP lo conosco a memoria e così brutto non l’ho mai visto”.
Sono lì presenti anche: il responsabile tecnico delle proiezioni del Festival, la responsabile tecnica di Netflix UK, Claire Lester, e un ingegnere responsabile delle proiezioni Netflix con tanto di strumento per tarare la proiezione. O meglio con tanto di valigetta nera con dentro uno strumento che non ho mai visto e che lui non ha avuto modo di utilizzare, perché nemmeno a lui fanno toccare la proiezione.
Si accendono le luci. Chiediamo di abbassare radicalmente l’intensità delle luci di sicurezza che inondano lo schermo. Ci rispondono:
1- che già tante proiezioni sono state fatte in quella sala e nessuno si è lagnato;
2 – che la sicurezza non si tocca;
3 – che se c’è un problema è del DCP, la nostra copia (premetto che poco prima il responsabile tecnico del Festival, la stessa persona che faceva questa affermazione, mi aveva fatto i complimenti per la bellezza del lavoro che aveva visto integralmente…).
Red gli risponde subito a muso duro: il DCP è perfetto, il problema è la sala! E apre il cellulare con un messaggio di un regista di una bella serie precedentemente proiettata che si lagnava della discutibile proiezione. Gli inglesi sono allibiti e muti. Franco Casellato, con un aplomb anglosassone invidiabile, dice tranquillamente: “Non posso che scrivere una mail ufficiale dicendo che il controllo tecnico della proiezione è fallito, chiediamo modifiche alle luci di sicurezza della sala e un nuovo controllo domattina prima della proiezione della stampa. Lavorate questa notte per migliorare la proiezione. Nostro compito è informare produttore e regista della situazione e chiedere un intervento presso il direttore del Festival perché non possiamo assicurare una regolare proiezione in queste condizioni”.
Il suono per fortuna va abbastanza bene. Almeno questo.
Ce ne andiamo arrabbiati e preoccupati. Sono le 10 di sera, non abbiamo mangiato nulla e decidiamo di andare a mangiare una pizza vicino al nostro albergo. Nel raggiungere l’albergo incontriamo Lorenzo Mieli e Valentina Avenia (produttore della serie e produttrice creativa), ovviamente raccontiamo tutto. Preoccupati se ne vanno.
Durante la nostra cena siamo informati da Franco che Alberto Barbera, direttore del Festival, è stato contattato da Lorenzo Mieli e da Stefano Sollima e ci confermano un secondo check per le 8.15. Alle 9 ci sarà la proiezione per la stampa.
Cena agitata, parliamo a lungo, difficile capire quanto dipenda dalla qualità della proiezione e quanto dalle condizioni della sala. Tutti i proiettori della mostra del cinema sono diventati Laser, per risparmio energetico, ma non siamo convinti della loro qualità. In tutti i laboratori sono DLP e non Laser. E poi quella sala al 3° piano del Casinò è una sala che viene smontata ogni anno dopo la Biennale e rimontata l’anno successivo e quindi ogni anno cambia o può cambiare.
Giovedì 4 ore 8 del mattino, giorno della première, siamo di nuovo davanti alla sala, tutti, compresi anche i responsabili tecnici di Netflix. Anche l’ingegnere con la sua valigetta nera che, con aria sconsolata, ci conferma che non gli hanno fatto toccare il proiettore.
Sono state abbassate di intensità le luci delle gradinate ma non quelle delle uscite di sicurezza.
Mi giro verso il proiettore e vedo, solo ora, che il cristallo insonorizzante è molto, ma molto sporco e immediatamente chiedo che venga pulito. Borbottano… e mi rispondono, “prima vediamo la proiezione”… io rispondo al tecnico del festival che porta occhiali da vista: “Lei la vedrebbe con gli occhiali sporchi? Li pulisce ogni tanto?”.
Chiamano qualcuno a pulire il vetro. Ma intanto parte la proiezione perché il tempo stringe. È un po’ meglio, ma ancora ci sono ombre fastidiose sullo schermo, provenienti dalle luci di sicurezza delle uscite non abbassate. Chiediamo di gelatinarle, ci dicono: “Forse… se ci danno il permesso”. Nuovo intervento su Barbera… speriamo.
Ci fanno vedere tre diversi setting del gamma del proiettore 2.3, 2.6, 2.8: il migliore è 2.6, quello che avevano già impostato loro, gli altri sono troppo scuri o troppo chiari. Ma non siamo ancora contenti, l’immagine non c’è.
Entrano in sala i giornalisti, io rimango. Osservo una signora che, con Vetril e spatolone pulivetro, pulisce il cristallo da fuori con una scala e… da dentro! Bene.
Inizia la proiezione per la stampa. Franco, Red e io ci guardiamo… beh già sembra meglio ma non è ancora quello che sappiamo potrebbe essere. Ancora quella luce sui bordi… da dietro, quelle ombre nel buio che disturbano.
Lasciamo la sala, ognuno per la sua strada ma in contatto telefonico. Verso le 12 Franco ci aggiorna: Barbera ha dato l’ok per gelatinare le luci delle uscite.
Ore 14.45. Entriamo in sala per la proiezione ufficiale: 4 episodi, 3 ore e 40, la sala è piena.
Guardiamo alle nostre spalle: le luci di sicurezza sono state abbassate di luminosità con una gelatina blu.
Ore 15.05. Inizia la proiezione, la sala è finalmente completamente buia… pochi attimi e capisco, e condivido la gioia con Clelio Benevento, seduto al mio fianco, che la proiezione ora è finalmente bellissima!
Ore 18.40. La proiezione finisce, molti applausi in sala e soprattutto siamo felicissimi di aver visto con tutti il nostro lavoro nelle condizioni adeguate ad una anteprima internazionale alla Biennale Cinema di Venezia!
Una riflessione per me e per tutti: le proiezioni possono e devono sempre essere belle, ma nei Festival perfette.
Si può e si deve insistere fino allo stremo, ne vale la pena!
Essere in gruppo aiuta moltissimo.
Siamo “condannati” fino alla fine a lottare per il nostro lavoro, con gentilezza e determinazione!
E soprattutto andiamo a vedere The Voice of Hind Rajab. Mi ha spaccato il cuore ma mi ha fatto capire ancora una volta quanto può essere importante fare cinema.

