È in arrivo nelle sale italiane VAS, il nuovo film diretto da Gianmaria Fiorillo e distribuito da Piano B Distribuzioni: uscita il 20 novembre 2025. L’opera segna un passo importante per il giovane regista, affiancato alla sceneggiatura da Francesco Inglese e Sara Sole Notarbartolo, mentre la fotografia è firmata da Davide Manca CCS e il montaggio da Salvatore Martusciello. La produzione è Al One e Meleagris Film, con il sostegno della Film Commission Regione Campania.

Nel cast spicca il volto di Demetra Bellina, che interpreta Camilla Sangez, protagonista assoluta del racconto; accanto a lei Eduardo Scarpetta nel ruolo di Matteo Mori, Luigi Di Razza nei panni di Samir e Gabriel Lynk in quelli di Adriano Carrus.
La storia segue Camilla, una venticinquenne brillante e ironica che, a causa dell’agorafobia, vive quasi totalmente chiusa nel suo appartamento a Milano, affidando ogni relazione al filtro di chat, social e piattaforme digitali. Il suo unico rapporto reale è quello con l’amico Adriano, mentre online pubblica a puntate un racconto erotico-sentimentale, C.A.S. – Cam and Sex, incentrato su una relazione immaginaria con un ragazzo chiamato Matteo. Quando un vero Matteo le scrive, la vita di Camilla si incrina: anche lui vive in isolamento, incapace di misurarsi con il mondo esterno, e tra i due nasce un legame che oscilla fra finzione e realtà. Per esplorare i limiti della propria emotività, decidono di utilizzare la VAS, la Visual Analogue Scale impiegata in ambito clinico per misurare il dolore fisico, trasformandola in una singolare metrica della loro intimità affettiva. La relazione diventa così un percorso a tappe in cui ogni passo richiede un grado crescente di esposizione, rischio e vulnerabilità, fino a interrogare il confine sottile fra amore, dipendenza e autodistruzione. Il film tocca dunque il tema dell’isolamento volontario e della difficoltà delle nuove generazioni a vivere relazioni non mediate dalla tecnologia, inserendosi nel dibattito contemporaneo sull’hikikomori e sulle forme di ritiro sociale. La regia di Fiorillo, segnalata per la sua sensibilità e consapevolezza, guida un cast giovane in un’opera che unisce tensione narrativa e riflessione emotiva, trasformando un dramma intimo in una storia capace di parlare a una generazione intera.

Davide Manca CCS ci racconta che per questo film, realizzato su vari fronti con modalità nuove, ha condotto una personale sfida legata al tema, a lui molto caro, della necessità di un impegno del cinema per limitale i consumi energetici e le emissioni di CO2 delle troupe:
«Sono anni che conduco la mia personale battaglia per capire come diminuire gli sprechi sul set e l’inquinamento che una carovana come la nostra comporta per ogni film. Ovviamente è importante il contatto con le diverse aziende produttrici di strumenti tecnici per la ripresa, e per questo mi tengo sempre aggiornato sulle ultime novità e a volte ho collaborato con gli ingegneri delle varie società nel pensare a come migliorare qualche strumento già esistente. Ma naturalmente non per tutti i film, e soprattutto per le serie, si riesce ad applicare il protocollo green set che dovrebbe essere la nostra Bibbia. VAS era il film perfetto per tentare di fare passi avanti con la mia ricerca: pochi mezzi, pochi attori, poche location, il desiderio di apparire come un film indie al di là delle regole commerciali. Questo mi ha permesso di smarcarmi da un’immagine patinata o comunque commerciale e andare verso un look il più crudo possibile. Ho deciso che sarebbe stato il mio primo film senza gruppo elettrogeno , senza proiettori a scarica, senza troppe strutture. Abbiamo girato tutto con le luci vere delle location, con il sole e con le ombre, con i panni neri al posto dei polistiroli. Un film in sottrazione. Merito anche della macchina da presa un Red Raptor appena immessa nel mercato e 3 Cob Led potenziati da coni direzionali da me modificati. La ricerca visiva insieme al regista è stata orientata ai film dei registi più dirompenti della scena europea, dando molta più attenzione alle inquadrature che ai movimenti di macchina e restituendo tramite le lenti il senso claustrofobico che un film come VAS richiedeva».


