Il 18 luglio al cinema Adriano di Roma, alla presenza del cast e della crew, si è tenuta la prima del film Amici per caso, per la regia di Max Nardari. Il regista, al quarto film, si diverte a giocare sugli stereotipi degli amori, sia etero che omosessuali. Con Filippo Contri, Filippo Tirabassi, Rocco Fasano, Beatrice Bruschi, Mirko Frezza, Giulia Schiavo, Ludovico Fremont, Daniel McVicar e Marina Suma. Dal 25 luglio il film è nelle sale, distribuito da Adler Entertainment. Abbiamo incontrato il direttore della fotografia, Alessio Valori CCS, per saperne di più sugli aspetti fotografici e sulla lavorazione.
Alessio, come sei arrivato al film? Che tipo di esperienza è stata?
La cosa che trovo interessante di questo piccolo film, girato con basso budget e con qualche problema produttivo, è che il risultato finale sia al di sopra di ogni possibile aspettativa. Quando ho letto la sceneggiatura l’ho trovata ben scritta e divertente e ho pensato che sarebbe stata un’occasione, sebbene le settimane di lavoro proposte fossero solo quattro. Ho discusso con la produzione alcune basilari condizioni a cui non avrei rinunciato, ovvero la scelta del corpo macchina, l’utilizzo delle lenti e il laboratorio di post-produzione per la color finale, elementi che ritenevo necessari per la riuscita. Il compito del direttore della fotografia, credo, sia anche questo: sapersi adattare alla tipologia di film che sta facendo e, soprattutto, al suo budget.

Cosa chiedeva il regista Nardari?
Gli intenti della sceneggiatura e del regista erano quelli di fare un film brillante, luminoso e vivo, cercando di valorizzare gli attori, evidenziando al massimo i colori e limitando il contrasto della scena, in linea con una narrazione semplice, diretta e gioviale. Ci ho pensato bene prima di accettare, perché sapevo di dover girare in poco tempo, con pochi mezzi, con una crew ridotta, con location un po’ difficili e soprattutto con la richiesta da parte del regista di una commedia dai colori accesi, dalla luce morbida, con un’immagine vivida senza contrasti e senza ombre, con campi visivi ampi per esaltare la recitazione degli attori. Insomma, a prima vista tutto un po’ insidioso. Ma le sfide sono interessanti! Tutto questo mi ha dato una spinta a buttarmi nel progetto.

Quale è stato quindi il corpo macchina che ti ha dato sicurezza?
Ho scelto di girare con la Sony Venice e le ottiche Canon Sumire. Questo corpo macchina e queste lenti, oltre ad avere la sensibilità e un’apertura di diaframma per lavorare con pochissima luce, hanno il sensore perfetto e quella pasta di immagine per andare a ricercare le caratteristiche visive richieste. Le ottiche Canon Sumire, se utilizzate a tutta apertura, diventano delle lenti pazzesche, con un effetto bokeh molto bello anche lavorando con ottiche larghe come il 24mm. Ho utilizzato un filtro Glimmer Glass molto leggero per tutto il film; l’idea era di ammorbidire un pochino l’immagine, senza perdere definizione e aumentare l’effetto glow nelle alte luci soprattutto nelle lampadine diegetiche in scena per i notturni. Tranne l’inizio del film infatti − una scena notturna con molti ballerini in una piazza grande dove avevo la necessità di più luce per girare in slow motion e avere una profondità di campo maggiore − il resto delle scene sono state girate con pochissima luce artificiale, questo grazie alla sensibilità della Venice e all’apertura delle ottiche Sumire ma anche per una mia personale attitudine a usare poca luce artificiale, per avere meno materiale in campo, lasciando così maggiore spazio alla regia e mettendo gli attori nelle condizioni migliori.


In quali location avete girato?
Una delle location dove abbiamo girato il maggior numero di scene è la casa del protagonista, con un grande salone che dava su un giardino con una lunga vetrata. Il giardino era esposto al sole tutto il giorno e le pareti bianche del salone rendevano la location molto complessa fotograficamente, sicuramente tra le cose più dure e difficili che ho dovuto accettare. La Venice mi ha permesso di girare il film a 6K in full frame, sfruttandone tutte le caratteristiche e i vantaggi. In più, le Sumire utilizzate a diaframma aperto riescono a rendere apprezzabili i fondi anche con ottiche medio-larghe, il che mi ha aiutato molto a mascherare e addolcire i fondi in generale.

Dunque un’ottima esperienza?
Sì. Avevo rivisto il film più volte proiettato in finalizzazione della color ma rivedendolo alla prima sullo schermo della sala grande del cinema Adriano ho capito che le scelte del corpo macchina e delle lenti erano state giuste.

