The Art of Italian Cinematography and Beyond

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È nelle sale il Dio dell’amore di Francesco Lagi. Alla fotografia il nuovo associato CCS Edoardo Carlo Bolli

Dopo l’anteprima al BiF&st di Bari, arriva nelle sale italiane Il Dio dell’amore, diretto da Francesco Lagi. Il film costruisce un racconto corale attorno alle relazioni affettive e alle loro tensioni, indagando le dinamiche sentimentali contemporanee attraverso una messa in scena essenziale e centrata sugli interpreti. Interpretato da Anna Bellato, Enrico Borello, Benedetta Cimatti, Chiara Ferrara, Corrado Fortuna, Vinicio Marchioni, Isabella Ragonese, Vanessa Scalera, Francesco Colella, Leonardo Maddalena ed Elia Nuzzolo, la sceneggiatura è firmata dallo stesso Lagi insieme a Enrico Audenino, la fotografia è di Edoardo Carlo Bolli CCS, il montaggio curato da Alberto Masi, la scenografia di Mauro Vanzati e le musiche originali sono composte da Stefano Bollani. Il film è prodotto da Cattleya, Bartlebyfilm e Vision Distribution, che cura anche la distribuzione italiana e le vendite internazionali.

Edoardo Carlo Bolli CCS ci ha raccontato:
«L’impronta stilistica che volevamo dare a Il Dio dell’Amore nasce da un sentimento di profonda affinità che io e il regista, Francesco Lagi, abbiamo per il cinema della Nouvelle Vague. Partendo dalla sceneggiatura, scritta da Francesco insieme al suo storico collaboratore, abbiamo cercato di costruire un linguaggio visivo libero, vibrante, volutamente imperfetto. Un affresco delicato e non didascalico. Siamo ricorsi a diverse tecniche di ripresa: lo zoom, la camera a mano, i dolly improvvisati. E abbiamo alternato le riprese digitali con ARRI Alexa a inserti in pellicola S8 su quasi tutte le scene. Rendendo la macchina da presa non un semplice strumento di osservazione, ma facendola diventare il filtro attraverso cui i personaggi percepiscono il mondo: i loro pensieri astratti, le loro emozioni. Un “realismo soggettivo”, in cui la forma del racconto non si limita a descrivere la realtà, ma prova a consegnare allo spettatore l’intensità emotiva della vita dei personaggi. Questa stessa logica ha guidato le scelte per l’illuminazione. Negli esterni abbiamo privilegiato la luce naturale, accettandone le variazioni come parte del racconto e lavorando le differenze in fase di color-correction. Negli interni abbiamo evitato schemi luce dall’alto o troppo elaborati. Sfruttando invece ciò che l’ambiente già offriva: di giorno la luce delle finestre, di sera quella delle lampade scelte ed inserite con cura nella scena. L’obiettivo era restituire allo spettatore la verità visiva del momento. Mentre sul set, abbiamo cercato sempre di dare la possibilità alla macchina da presa e agli attori di muoversi nello spazio a 360 gradi, senza angoli morti per luci o stativi. Questo per dare ad entrambi la possibilità di muoversi nello spazio senza costrizioni, seguendo l’impulso della scena».

Il Dio dell'amore, Bolli

 

 

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