The Art of Italian Cinematography and Beyond

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Esce NON RIATTACCARE di Manfredi Lucibello. Cinematographer Emilio Maria Costa CCS, al quale abbiamo chiesto di introdurci al film

Oggi 11 luglio 2024 anteprima a Roma del film di Manfredi Lucibello Non riattaccare, una produzione MOMPRACEM con RAI CINEMA, distribuito da IWONDER. Il direttore della fotografia è Emilio Maria Costa CCS. Cinema Adriano, ore 19:30 e 21:30, con il regista e gli interpreti Barbara Ronchi e Claudio Santamaria. Si prosegue il 12 luglio a FIRENZE, cinema Astra ore 18:30 e 21:00 con il regista e con Barbara Ronchi e il 13 luglio a MILANO, arena Le sere dei Mercanti, ore 21.15 con il regista e Barbara Ronchi.

Il film si era affermato al Torino Film Festival ottenendo una Menzione speciale per Barbara Ronchi e ha vinto due premi all’Ortigia Film Festival: Premio del pubblico e Miglior Interprete Femminile a Barbara Ronchi.

Ambientato nell’atmosfera sospesa e spettrale del lockdown, il film racconta la notte di una donna (Barbara Ronchi) che viene svegliata da una telefonata dell’ex compagno sul punto di commettere un gesto disperato. Lei si mette in macchina, tenendolo al telefono, per raggiungerlo. Nel lungo dialogo riattraversano la loro relazione.
Chiediamo a Emilio M. Costa di introdurci al film e di darci qualche accenno sul suo lavoro con la luce e l’oscurità.

 

Quali sono le caratteristiche del film dal punto di vista fotografico?

Non riattaccare è tutto ambientato all’interno di un’automobile, racconta una notte, senza ellissi temporali. Le nostre parole chiave erano: oscurità, colori, realtà/realtà alterata. La prima cosa, quindi, era creare questa atmosfera notturna e darle veridicità. Quando facciamo viaggi in macchina di notte l’automobile si muove nell’oscurità, ma viene colpita da un mondo di luci che non ha regole: luci di tutti i tipi, di tutti i colori, che a volte possono ricordare una discoteca, un club, o tante altre cose, e hanno comunque una dimensione un po’ magica. Manfredi Lucibello, facendo molti documentari, vuole sempre mantenere un collegamento con la realtà, ma chiede anche una certa enfasi, una certa intenzione estetica per alcune situazioni. Cercavamo la realtà, ma questa realtà era soprattutto quella interiore, perché si tratta di un viaggio interiore. Volevamo toccare il più possibile i ricordi di queste due persone. Attraverso il dialogo i protagonisti rivivono le emozioni della loro relazione, positive e negative, rivivono i loro ricordi, e la “malattia” del loro amore.

Non riattaccare

Avete raccontato una storia senza mostrarla, come vi siete mossi per questo aspetto?

La loro storia viene raccontata, infatti, in maniera non visiva, quindi la fotografia doveva avvolgerla, creare, da una parte, un’atmosfera notturna e, dall’altra, un’atmosfera di profondità interiore, alludendo sempre di più ai meandri della mente che ogni relazione mette in gioco e a nudo. La fotografia dunque doveva essere in evoluzione: inizia in maniera un po’ più realistica, più naturale, nella scena in cui la donna viene svegliata, a casa, dalla telefonata dell’ex compagno, e man mano si immerge nell’atmosfera notturna, sempre più profonda, che evolve insieme ai ricordi evocati, seguendo diversi stati d’animo, fino al giorno successivo. L’alba è un momento molto importante, plumbeo, di sospensione, sia narrativa che fotografica, e non c’è dialogo; è un momento in cui il personaggio femminile si trova di fronte a se stessa, al suo gesto di raggiungere l’ex compagno, a tante domande su questo legame, che forse è ancora presente. La transazione tra notte e giorno è simbolica di un’evoluzione interiore.

Non riattaccare

Deve essere stato difficile tenere questa atmosfera notturna quasi per tutta la durata del film…

In tutta la prima parte, girata di notte, c’è stato un lavoro molto interessante nel cercare di non essere banali e di variare nelle inquadrature. Ma più che cercare di essere originali, cercavamo il modo di rendere lo stato d’animo della protagonista. A volte l’abbiamo ripresa attraverso degli specchi posizionati in vari punti dell’automobile, abbiamo utilizzato dei prismi, dei vetri, perché quello che tutti noi viviamo all’interno dell’automobile sono proprio i riflessi che arrivano da ogni parte, oppure gli effetti dei vetri appannati, tanti elementi fisici che portano ad aberrazioni e ad avere confusione a livello visivo. Man mano che il tempo passa comincia ad essere presente il fatto che il personaggio non ha dormito tutta la notte, per cui a un certo punto abbiamo variato enfatizzando questa non lucidità.

A livello tecnico quali sono stati gli aspetti più importanti?

È stata molto interessante la gestione della luce all’interno dell’automobile. Abbiamo creato una base di luce interna. Sempre legata allo stato d’animo del personaggio, ma anche rivolta a manifestare i fari delle macchine, le luci di posizione, i lampioni… E ovviamente cercavamo quello che in gergo tecnico si chiama un loop, cioè un movimento delle luci che rendesse più reale il movimento della macchina. Il tratto che la protagonista percorre in autostrada non poteva essere molto illuminato, perché in Italia per lo più le autostrade non sono illuminate e non si possono neanche portare luci. Tutto quello che usavamo doveva essere attaccato alla macchina o su altri mezzi. Attenendoci quindi alla realtà e per portare il discorso su un piano interiore abbiamo scelto di scolpire il personaggio all’interno di questo nero, di questa notte. Lo spettatore di questo film si deve concentrare sul dialogo, che è molto, molto serrato e intenso. Non ci potevano essere distrazioni, elementi visivi che assorbissero troppo la sua attenzione.

Cosa porterai con te di questa esperienza?

Questo film ti ricorda l’importanza della notte, ti regala la consapevolezza che è la notte che porta a delle elaborazioni, quando non si è più distratti dalle cose diurne e ci si immerge nei propri pensieri e nelle proprie sensazioni.

intervista a cura di Silvia Tarquini

Stella gemella, Manca

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