Il 21 maggio esce nelle sale Il protagonista, opera prima di Fabrizio Benvenuto, dopo il passaggio in concorso al Torino Film Festival. Cinematographer Sebastian Bonolis CCS
Girato in bianco e nero, il film segue un attore ossessionato dal desiderio di recitare da protagonista e sprofondato nell’esercizio dell’arte della recitazione, fino ad abbattere, con ironia, il limite tra identità, rappresentazione e smarrimento. L’occasione di un provino da protagonista per Clochard, biopic dedicato a un ballerino di tip-tap degli anni ’50, dà il via ad un’articolata analisi della vita di un aspirante attore pervaso dalla passione per la recitazione.
Scritto e diretto da Fabrizio Benvenuto, Il protagonista vede nel cast Pierluigi Gigante, Alessio Lapice, Morena Gentile e Adriano Giannini. La produzione è MG Production, con il contributo del Ministero della Cultura, curata da Morena Gentile. Con una durata di 95 minuti, il lungometraggio si inserisce nel solco del cinema indipendente. E’ distribuito da Emozioni Distribuzioni.

Sebastian Bonolis ci ha raccontato:
«Quando il regista Fabrizio Benvenuto mi contattò nel 2023 per farmi leggere la sua sceneggiatura, la prima cosa che lessi fu: “Il film si apre con una Roma in bianco e nero”. La scelta del bianco e nero era quindi definita fin dal principio, e io non potevo che esserne felice. Ho sempre scattato utilizzando questo mezzo: sono convinto che rappresenti la forma più pura per comunicare attraverso la luce. Il film presenta una forte commistione di generi: passa dalla commedia nera al dramma, dallo slapstick al grottesco. È un film che parla della natura totalizzante del fare arte, dell’aspetto camaleontico dell’attore nell’assorbire l’altro e trasformare la propria identità, volta per volta, a seconda della situazione vissuta. A livello di linguaggio filmico e fotografico, io e Fabrizio abbiamo lavorato a lungo per trasportare lo spettatore in un viaggio che cambiasse forma man mano che Giancarlo, il protagonista, venisse risucchiato nel vortice delle proprie esperienze. Entrambi siamo grandi ammiratori del cinema classico, e io in particolare del cinema americano degli anni ’40-’60. Abbiamo iniziato studiando diversi film in bianco e nero di quel periodo, vista la natura meta-cinematografica del progetto, per poi sviluppare una forma di bianco e nero che si ispirasse a quell’immaginario pur rimanendo allo stesso tempo versatile e moderna. All’interno del film, il confine tra realtà e sogno/finzione è estremamente sottile, e la macchina da presa si comporta come un personaggio all’interno di questo binomio. Giancarlo interagisce con la camera: la caccia quando si sente spiato, la richiama, la dirige imponendo il modo in cui desidera essere inquadrato. Lo sguardo mentale del protagonista guida la macchina, trasformando gli eventi quotidiani in cinema. Questo aspetto narrativo ci ha spinto a trattare i diversi momenti del film attraverso linguaggi e registri differenti. Anche la scelta dell’illuminazione segue questo principio: il mondo monotono di Giancarlo sprofonda progressivamente nell’oscurità e nella grettezza delle proprie paure, mentre il bianco, a volte quasi sovraesposto, diventa esso stesso un personaggio, abbagliante ed estraniante nei momenti di maggiore epifania del film. Il film è stato girato principalmente con ALEXA Mini, abbinata alle Cooke S4 Mini e agli Angénieux Optimo DP. La scelta delle S4 è legata al look versatile che restituiscono, mentre gli Optimo DP sono stati scelti per la loro deformazione ai bordi, importante per raccontare la lenta discesa nella follia di Giancarlo. Abbiamo inoltre utilizzato un’ottica custom fornita da Hubris Rental: uno Zeiss Super Speed MkIII 18mm con un doppio wide angle aggiuntivo, che portava l’ottica a circa 11,8mm, introducendo distorsioni estremamente marcate. Ne abbiamo fatto un uso importante nei momenti più concitati e onirici della narrazione. Alcune scene più “street” sono state girate con una Red Komodo, utilizzata in un setup molto leggero per esigenze di agilità e velocità. In determinate sequenze, dove era necessario raccontare il vortice percettivo di Giancarlo, abbiamo mescolato anche camcorder datati e utilizzato una Leica Q3 per delle sequenze fotografiche successivamente inframmezzate in montaggio. Il risultato è uno sguardo frenetico e ossessivo che osserva il protagonista ma che, allo stesso tempo, diventa il prolungamento del suo stesso sguardo».
