Il film Falene di Ivan Cazzola ha ricevuto il premio Best Italian Movie – SYS12 alla dodicesima edizione del SeeYouSound International Music Film Festival, svoltasi a Torino dal 3 all’8 marzo 2026. La fotografia del film è firmata da Alessandro Mattiolo CCS, il montaggio è di Enrico Bisi, il suono di Federico Malandrino, mentre la produzione è di Nightswim, LMC Vision e Comodo64. Il riconoscimento è stato assegnato da una giuria composta da Matteo Bailo, Olivia Fanfani e Barbara Santi, che ha premiato il film per la capacità di raccontare la trasformazione culturale della città di Torino attraverso la nascita della “club culture” e l’influenza della scena elettronica britannica, restituendo un ritratto corale di un movimento capace di ridefinire l’identità urbana e culturale della città.
Falene, infatti, ricostruisce l’evoluzione della scena musicale elettronica torinese tra gli anni ’80 e i primi Duemila, periodo in cui la fine dell’era industriale aprì la strada a nuove forme di aggregazione culturale legate alla musica e ai club. Attraverso testimonianze di DJ, musicisti e organizzatori, il film ripercorre la nascita di spazi alternativi – club, magazzini, radio indipendenti – che hanno trasformato la notte torinese in un laboratorio creativo e in un luogo di sperimentazione e inclusione.
Fondato nel 2015, SeeYouSound è un festival internazionale dedicato al rapporto tra cinema e musica, che ogni anno porta a Torino una selezione di lungometraggi di finzione, documentari, cortometraggi e videoclip provenienti da tutto il mondo. Il programma è articolato in diverse sezioni competitive – tra cui LongPlay Feature, LongPlay Doc, 7Inch e Soundies – e affiancato da eventi, incontri e performance che esplorano le connessioni tra immagine cinematografica e cultura musicale contemporanea.
Ci ha raccontato Alessandro Mattiolo CCS:
«Questo progetto nasce da un’idea condivisa con Ivan Cazzola e dal lavoro che abbiamo fatto coralmente con una squadra di fidati collaboratori di LMC Vision. Il film si intitola Falene perché negli anni ’90, a Torino, eravamo un po’ tutti creature notturne, attratte dalle luci stroboscopiche e dai muri che tremavano per i bassi. Dietro al rumore e al buio dei club c’era una ricerca profonda di leggerezza e libertà. Volevamo dunque raccontare quel volo — a tratti frenetico, a tratti fragilissimo — che ha trasformato Torino in una capitale della musica elettronica. Non è solo nostalgia; è il racconto di un’energia che cercava spazio e che, in qualche modo, ci ha resi ciò che siamo oggi. La colonna sonora è stata trattata come un vero e proprio DJ set, imponente, coerente e rigorosamente priva di silenzi. La musica accompagna lo spettatore senza interruzioni, proprio come accadeva nelle notti della movida torinese. Un flusso ininterrotto che tiene alta la tensione narrativa, facendo sì che il ritmo del club non abbandoni mai il racconto, nemmeno nei momenti di riflessione.
Il cuore visivo di Falene risiede poi nel contrasto brutale e poetico tra il passato e il presente. Se l’epoca d’oro della techno torinese è stata la Notte, le interviste di oggi rappresentano il Mattino successivo. Abbiamo scelto di raccontare i protagonisti venti o trent’anni dopo, collocandoli idealmente all’alba di quella notte infinita. La scelta fotografica per le interviste ricerca un realismo quasi doloroso: una luce naturale, tersa, che non nasconde nulla. È l’estetica del “mal di testa” e dei ricordi che riaffiorano nel silenzio, quando la musica si è spenta ma il corpo ne conserva ancora la vibrazione e quel fischio persistente nelle orecchie. Sul piano tecnico, ho scelto di girare in 6K Large Format utilizzando camere Zcam E2-F6, acquisendo in HEVC ad alto bitrate a 10bit. Per mitigare l’incisività eccessiva del sensore digitale e dare alle immagini un’impronta più organica e morbida, sono state impiegate lenti DZO Vespid abbinate a filtri Tiffen Satin. L’obiettivo era rendere meno digitali le immagini del presente per creare un ponte visivo con il passato. In fase di color correction, il lavoro è stato meticoloso: uniformare contrasti e saturazioni tra i materiali d’archivio e le nuove riprese in UHD, garantendo una coerenza cromatica che non tradisse mai l’atmosfera originale».
