Un’opera prima capace di immergere lo spettatore in un dolore indicibile.
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Uscirà nelle sale italiane il 23 febbraio 2026 il film Lo Scuru, opera prima di Giuseppe William Lombardo, adattamento dell’omonimo romanzo di Orazio Labbate.
Il 23 stesso, al Cinema Teatro Don Bosco di Roma, saranno presenti la direttrice della fotografia 𝗦𝗮𝗿𝗮 𝗣𝘂𝗿𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 CCS AMC, il montatore 𝗜𝗹𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗶, e, in collegamento, il regista 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗪𝗶𝗹𝗹𝗶𝗮𝗺 𝗟𝗼𝗺𝗯𝗮𝗿𝗱𝗼.
Si tratta di un lungometraggio in bianco e nero su un viaggio personale e inquietante nella memoria e nelle credenze di una Sicilia ancestrale. Raz, interpretato da Fabrizio Falco, è un giovane tormentato da incubi e visioni che si intrecciano con una diagnosi di schizofrenia; insoddisfatto delle spiegazioni mediche, decide di tornare nella sua terra d’origine alla ricerca di risposte, confrontandosi con superstizioni, spiritualità popolare e luoghi che custodiscono antichi dolori e memorie collettive. La narrazione esplora il confine tra realtà e visione in un contesto in cui la terra, la fede e le tradizioni si intrecciano, in una Sicilia percepita non come cornice esotica ma come spazio in cui si confrontano conoscenza scientifica e mito, scienza e superstizione.
Nel cast, insieme a Falco, Daniela Scattolin (Rosa), Simona Malato (Teresa), Guia Jelo (Maria), Vincenzo Pirrotta (Padre Manfredi), Fabrizio Ferracane (Nitto), Filippo Luna (Salvatore) e Giuditta Perriera (Minica), un gruppo di interpreti che contribuisce a delineare le relazioni e le presenze che affiorano nel percorso del protagonista.
Lombardo lavora con la sceneggiatura di Pietro Seghetti, ispirata al romanzo di Labbate, e con la fotografia di Sara Purgatorio CCS AMC, che firma il bianco e nero del film; il montaggio è di Ilario Monti, la scenografia di Paolo Previti, i costumi di Barbara Anselmo e le musiche di Santi Pulvirent. Il film è prodotto da Grey Ladder Productions con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno di Sicilia Film Commission. Distribuito da Academy Two.
Ci ha raccontato Sara Purgatorio CCS AMC:
«In questo film, con il regista Giuseppe William Lombardo abbiamo cercato di allontanare la storia dai cliché sulla Sicilia, con l’intenzione di sospendere lo spazio e il tempo in una dimensione più prossima al mentale, avvicinandoci così al punto di vista del protagonista. Raz infatti è un ragazzo che intraprende un viaggio prima di tutto spirituale, alle cui trame espressioniste di una dicotomia luce/ombra, chiaro e scuro, realtà/visioni abbiamo dato forma con il bianco e nero. Era importante svincolare la storia dalle suggestioni naturalmente intrinseche dei paesaggi siciliani, ma allo stesso tempo non perderne la maestosità, l’inquietudine, la desolazione, elementi che abbiamo cercato di restituire alle scene attraverso toni gotici. Abbiamo quindi optato per l’uso di lenti anamorfiche e della macchina a mano come base su cui costruire l’estetica del film».
Lenti: Cooke Anamorfiche




















