Il 24 giugno alle 21:30 all’Arena Nuovo Sacher di Roma, Nanni Moretti presenterà il film MOTHERS di Alice Tomassini. La fotografia del film è di Francesca Zonars CCS e Alberto Marchiori CCS. Scritto da Vincenzo Scuccimarra e Alice Tomassini, il film è prodotto da Carlo Degli Esposti, Marco Grifoni e Nicola Serra, il montaggio è di Julien Panzarasa, la colonna sonora di Andrea Guerra. Il film è distribuito da Wanted [Italia].
A seguire, dialogo in sala con la regista Alice Tomassini e Chiara Tagliaferri, autrice di Arkansas, sul tema della maternità e della gestazione per altri. Acquista qui il biglietto.
In Mothers Alice Tomassini intreccia tre vicende legate alla maternità surrogata tra Cambogia e Italia, seguendo le conseguenze dell’improvvisa criminalizzazione della pratica nel Paese asiatico e l’impatto di norme restrittive sulla vita delle famiglie italiane coinvolte. La fotografia di Francesca Zonars e Alberto Marchiori accompagna con sensibilità un racconto che unisce testimonianza, vulnerabilità e responsabilità sociale. Il film segue 32 donne cambogiane arrestate e costrette a crescere i bambini destinati ad altri, mentre in Italia la nuova legislazione mette sotto attacco i genitori intenzionali. Tra loro c’è Lia, figlia di due padri, che rivendica il diritto di esistere.


Francesca Zonars: «Quando Alice mi ha chiamata mi ha detto: “Dobbiamo raccontare la storia di alcune donne, ma non possiamo farle riconoscerle: per loro potrebbe essere rischioso”. Da lì la sfida è stata quella di inquadrare senza svelare, di illuminare proteggendo, e di trovare un’immagine che ribaltasse il punto di vista e la postura: da uno sguardo che sta sopra, giudica e condanna a uno che si mette accanto e ascolta».
Alberto Marchiori: «La scelta presa insieme ad Alice è stata quella di entrare in punta dei piedi nella vita di Lia e della sua famiglia, lasciando che la camera a mano seguisse il ritmo naturale dei suoi gesti e della sua quotidianità. Lavorare solo con luce naturale e un apparato tecnico ridotto ci ha permesso di restare leggeri e presenti. Così il tempo di ripresa è diventato tempo condiviso, favorendo una relazione diretta e autentica».
