Francesco, sei direttore tecnico di Panalight e responsabile del parco lenti. Vorrei fare una chiacchierata con te sulla situazione attuale delle lenti utilizzate in Italia dai direttori della fotografia, sia italiani che stranieri, con un focus particolare sul gusto fotografico contemporaneo e su come questo influenzi la scelta, la ricerca e la customizzazione degli obiettivi. Innanzitutto, vorrei una panoramica da questo punto di vista e poi approfondiremo ulteriormente.
Ora sono molto in voga le lenti di vecchia generazione, diventate popolari con l’avvento dei nuovi sensori delle camere. La risoluzione di questi nuovi sensori ti mette in condizione di cercare un look leggermente più morbido, altrimenti rischi di ottenere un effetto quasi “clinico” dell’immagine, più vicino a un documentario che all’estetica artistica di un film narrativo. Come ben sai ,in passato con la pellicola, si tendeva ad usare lenti pulite e incise, ma ora le cose stanno un po’ cambiando.
Quindi, con un numero maggiore di passaggi, si verificava una perdita di definizione della soluzione attraverso tutti i processi precedenti alla stampa.
Partiamo dal presupposto che quando registri su pellicola hai comunque due o tre emulsioni, che usi principalmente e devi fare delle scelte. Devi considerare sia il lato economico; ad esempio, per quanto riguarda le luci, se il budget é limitato, hai bisogno di lenti più “veloci”, le lenti che uscivano puntavano sempre a offrire la massima luminosità e incisione, come ad esempio i famosi Zeiss Master Prime. Se usavi lenti incise e pulite, realizzate appositamente per garantire la perfezione ottica, come quelle prodotte da Leiz o Zeiss, avevi un maggior numero di elementi ottici all’interno per eliminare aberrazioni, poiché con la pellicola queste tendevano ad aumentare. Il lavoro consisteva quindi nell’eliminare aberrazioni e morbidezza eccessiva. Con i sensori digitali attuali, che hanno risoluzioni fino a 8K e oltre, la loro troppa nitidezza può recare disagi, anche ad attori e truccatori. Se usi una lente incisa e pulita su un sensore di ultima generazione puoi vedere molti più dettagli, compresi i pori della pelle dell’attore, il trucco sul viso e potrebbe risultare fastidioso. Quindi, spesso si devono usare dei filtri, come i Promist, per ammorbidire l’immagine il più possibile.

La tendenza ad utilizzare filtri di diffusione sulle lenti sembra essere diminuita a favore di lenti già naturalmente più morbide, è corretto?
Esatto, usando lenti piú morbide o di vecchia generazione, dove il vetro è stato anche soggetto all’usura come ogni cosa. Il coating sulla superficie tende a consumarsi leggermente con le pulizie ripetute, creando una patina sulla lente.
Il passare del tempo contribuisce a definire le caratteristiche della lente stessa?
Assolutamente sì. Il vetro è una sostanza inorganica soggetta a usura, quindi è normale che con l’uso e le pulizie ripetute, eventi atmosferici… la lente perda gradualmente alcune delle sue caratteristiche.
Tornando un po’indietro, di che materiale sono composte le lenti?
Le lenti possono essere composte da diversi materiali a seconda del produttore. Possono essere fatte di cristallo o plastica. La composizione del vetro varia in base alla miscelazione di sabbia silicea e altre sostanze, e dal suo processo di fusione. Le case produttrici studiano attentamente la composizione del vetro per ottenere le caratteristiche desiderate.
Quindi le case produttrici partono da uno studio delle componenti che creano il vetro?
Direi di sì. La rifrazione del vetro e la sua composizione determinano il look e le caratteristiche della lente. Materiali diversi possono dare effetti diversi, come un maggiore flare o una maggiore morbidezza. Altre lenti vengono realizzate anche in plastica…
C’è stata una moda delle lenti vintage che ha aumentato il mercato, introducendo anche lenti originariamente destinate ad altri usi, come le lenti fotografiche.
Il mondo delle lenti fotografiche è entrato in gioco con forza quando sono aumentate le dimensioni dei sensori.
Negli ultimi anni c’è stata una tendenza sempre più diffusa a utilizzare camere con sensori più grandi del Super 35…
Esatto. Se vuoi lavorare con un full frame o un formato maggiore, hai bisogno di una lente che copra un diametro maggiore.
Poiché le lenti fotografiche coprono solitamente un sensore che possiamo definire full frame, cioè 24 per 36 millimetri, di conseguenza possono coprire fino a Vista Vision più o meno?
Quasi, dipende dalla lente. Una volta le lenti cinematografiche venivano realizzate per coprire il formato Super 35, quindi tutto ciò che andava oltre era grasso che cola. Infatti, ci sono alcune lenti vintage, come ad esempio i famosi Canon K35, che posso coprire il full frame, tranne il 18 mm.
E in quel caso devi utilizzare un 14 mm FD fotografico o anche una lente più moderna… In questo senso, hai creato dei set da proporre ai direttori della fotografia che noleggiano da Panalight. Come sta andando? Che effetto ha avuto questa ricerca di lenti vintage anche per il vostro servizio di noleggio?
Ci ha portato ad aumentare il prestigio dei nostri servizi. Anche perché ora ci sono prezzi incredibili su alcuni set vintage.
Che avevate da anni.
Non solo noi… Io, sono cresciuto professionalmente a Londra, ricordo che gli stessi Canon K35 erano praticamente abbandonati sullo scaffale in magazzino perché nessuno li voleva, erano considerati troppo morbidi per la pellicola, quindi sono stati messi da parte. Oggi un set di K35 può sfiorare cifre da capogiro. A quel punto sono entrate in gioco altre lenti, come gli Zeiss, che hanno segnato una svolta. I Super Speeds T1.3, gli Ultra Prime, T2.1 , e così via, sono stati progettate per offrire il giusto equilibrio tra nitidezza e morbidezza. Dal mio punto di vista, lenti come gli Zeiss T1.3 sono stupende: veloci, non troppo incise, un buon compromesso.
Gli stessi Ultra Prime in digitale risultano più morbidi rispetto alla resa su pellicola.
Sì. I direttori della fotografia oggi cercano spesso di esplorare e sperimentare look diversi. Con il digitale hai molte più possibilità di manipolare l’immagine. permettendo di lavorare principalmente sulle LUT per ottenere il look desiderato. Non c’è sempre bisogno di usare filtri, ma ovviamente tutti i direttori della fotografia vogliono creare il proprio look unico, quindi sperimentano.
Ti chiedono mai di customizzazione delle lenti?
Sì, è capitato qualche volta.
Parliamo di lenti vintage?
Ma, ormai anche i Super Speeds 1.3 e gli Ultra Prime sono vintage. Tutte le lenti degli anni ’80, secondo me, sono vintage. Non possiamo più chiamarle lenti moderne.
Beh, forse tutte le lenti costruite per la pellicola possono essere considerate vintage, anche gli S4, che risalgono agli anni ’90.
Sì, vero.
Vorrei parlare ancora del trend della proliferazione di nuovi set di lenti. Spesso chi usa lenti di marche prestigiose considera questi nuovi set di bassa qualità. Tuttavia, come dicevi, il rapporto qualità-prezzo di queste lenti è sorprendentemente buono. Come riescono queste aziende a offrire lenti a prezzi così competitivi? Cosa che le aziende europee non riescono a fare. Come fanno a conciliare il prezzo con una qualità comparabile a quelle delle marche storiche? E voi, come noleggiatori, come vi adattate a questo mercato?
Diciamo che la realizzazione delle lenti oggi non è più come una volta. In passato i produttori facevano calcoli matematici manualmente, progettavano angoli e distanze su carta. Ora c’è un software che ti permette di inserire vari parametri come il T-stop, il numero di elementi all’interno della lente, ecc. Inserisci tutti questi dati nel software, premi un pulsante, e il software ti sviluppa la lente. È un processo molto più veloce.
E puoi anche prevedere il costo di produzione?
Certo, se produci poi in Oriente, dove la manodopera costa forse un terzo rispetto alla Germania… risparmi tanto. Sono stato in aziende come Zeiss e Cooke….
Alla Cooke ci sono stato anche io, tanto è fatto ancora a mano.
C’è una concezione diversa di realizzazione. Oggi anche la parte meccanica, che una volta era un ostacolo, non è più un problema. Ci sono aziende in Cina o altrove così avanzate, con macchine a controllo numerico, che realizzano alla perfezione qualsiasi parte meccanica della lente.
Sono rimasto sorpreso dalla qualità costruttiva delle lenti Vespid Prime DZO che mi hai mostrato. Per quanto riguarda l’ottica non posso esprimere un giudizio non avendole mai usate, ma da un punto di vista meccanico sembrano lenti che non hanno niente da invidiare ad altre.
Dal punto di vista meccanico sono compatte e robuste. Il movimento è fluido, diciamo che sono ben fatte. La difficoltà nel realizzare la parte meccanica dipende sempre dal tipo di lente che stai realizzando, per esempio se hai lenti flottanti o fisse. Si basa tanto su quanti elementi si devono muovere all’interno.
Alcune di queste lenti potrebbero addirittura non essere fatte di vetro?
Beh, sì, oppure possono essere fatte di vetro di qualità inferiore, con un coating diverso. Lo studio del coating è fondamentale per eliminare riflessi indesiderati. Si possono avere diverse combinazioni di coating: su tutte le lenti o solo su quelle esterne. La quantità di coating influisce sui riflessi interni ed esterni della lente. È una scelta sia artistica che ingegneristica, della casa produttrice. La qualità del vetro è comunque importante. Un cristallo di alta qualità si nota sulla lente. Tuttavia oggi non c’è più quella cura maniacale, la ricerca di un’immagine perfetta. Ho conosciuto direttori della fotografia, anche vincitori di premi, che preferiscono lenti segnate dal tempo.
Queste case puntano principalmente sul coating? È il coating che dà l’identità alla lente, immagino.
Diciamo che quando ci sono case blasonate ricercano una loro identità. La Cooke ha il suo famoso “look Cooke,” basato sia sul vetro che sul coating. Questo conferisce alle loro lenti quel look caldo e non troppo inciso che è il marchio di fabbrica della Cooke dagli anni ’40. Hanno variato leggermente con l’introduzione di lenti più incise come gli S5i, ma la base rimane quella.
Adesso però hanno presentato le SP3, e ci chiediamo dove siano fatte.
Difficilmente in Inghilterra…
Potrebbero essere prodotte in un’altra nazione. Questo spiegherebbe perché una lente Cooke può costare molto meno rispetto a prima. Tuttavia, può capitare che qualcuno entri qui e chieda le SP3 «perché sono fantastiche, uguali ai Panchro!»
Vorrei concludere con un paio di domande. Stavamo parlando di nuove lenti fatte con materiali e composizioni diverse del vetro. Le grandi case spesso usano i loro brevetti di coating per rendere le lenti simili a quelle più costose. Un altro trend è creare set di lenti customizzabili alla fonte, come le Black Wing Tribe 7, dove puoi scegliere diverse caratteristiche da seguire per creare quella produzione specifica per te, come il coating per renderle più calde, più fredde, con un certo tipo di flare o morbidezza. Come vedete questa cosa? Ha senso secondo te?
Può avere senso per un DoP che vuole sperimentare un look diverso mantenendo la stessa lente i Tribe 7 te lo permettono. Le Tribe sono un prodotto nuovo sviluppate con il supporto di un direttore della fotografia, Bradford Young, che conosceva le esigenze e le problematiche delle lenti sui sensori moderni. Hanno lavorato per ottenere la giusta morbidezza e la possibilità di cambiare le lenti frontali e posteriori “kit AMBRA SKIN”per variare il look.
È simile a ciò che fa Angenieux con il diaframma posteriore?
Sì, ma sulle Angenieux Prime puoi cambiare il numero e forma delle lame del diaframma non il coating
Come gli Impression Filters?
Gli Impression sono un’altra cosa ancora, sono lenti aggiuntive
Ma una volta che la lente è settata in quel modo, non la puoi più cambiare, giusto?
Cambiare le lame o vetri non è pratico sul set, richiede tempo e un ambiente controllato…
È necessario un ambiente controllato per queste modifiche, il set non è l’ambiente adatto. Vi capita mai di fare lavori su lenti preesistenti, come aggiustamenti per cambiare il punto di fuoco per avere più profondità di campo?
Sono cose che ancora non mi chiedono tanto, e nemmeno sempre fattibile, più che altro una tecnica che utilizzavamo anche in Panavision, è ammorbidire la lente o fare il trattamento su un vetro. Questo può capitare. Ho fatto queste modifiche sia sui Master Prime che sulle Panavision. Questo trattamento lo chiamavamo “noir” e rendeva la lente un po’ più morbida.
Mi hai fatto vedere dei Supreme che avevi modificato per il film di Arnone (Mimì – Il principe delle tenebre di Brando De Sica). Se non sbaglio, li avevi ammorbiditi?
Sì, anche e un effetto milky, White Promist.
Quelle sono lenti molto incise di per sé.
Le lenti pulite e incise, diciamo che ti aiutano un po’ di più. Hai più possibilità di riuscire a farle tutte più simili tra loro. Anche perché con lenti come i Panchro degli anni 40, è praticamente impossibile trovarne due uguali tra loro. Modificare obiettivi vintage è molto difficile e a poco senso per me, potresti aumentare la loro copertura espandendole ma a quel punto dovrai scontrarti con perdita di luminosità e definizione.
(continua)



































