A cura di Mirco Sgarzi CCS
L’intelligenza artificiale è entrata a far parte del nostro lavoro. Da dove hai iniziato a sperimentarla? E in quali ambiti la trovi più utile?
Ho iniziato a usare l’AI soprattutto nella fase di pre-produzione, per la pre-visualizzazione. Prima passavo ore su Photoshop per creare immagini da mostrare al regista, ora, con strumenti come MidJourney, posso generare immagini accattivanti in pochissimo tempo. Questo mi permette di presentare idee visive in modo concreto e con molta meno fatica. Ti fa risparmiare molto tempo e ti permette di esplorare soluzioni che non avevi preso in considerazione. Infatti l’AI non è solo uno strumento che esegue: a volte produce immagini con dettagli inaspettati che ti fanno ragionare su nuove possibilità creative. Certo, non sempre “capisce” cosa vuoi: devi imparare a “dialogare” con la macchina, ad usare un “nuovo linguaggio”, affinare il dialogo, dare le giuste indicazioni. Ma quando inizi a padroneggiarla, diventa un assistente potentissimo.

Il prompt era: «Siamo in una lussuosa villa di Dubai con festa in piscina con DJ, una ragazza cattura l’attenzione, ragazzi e ragazze si divertono, alcuni bevono, altri ballano, altri nuotano, i colori principali sono l’azzurro e il rosa sull’atmosfera vellutata dell’acqua, con alcuni elementi di contrasto, molta luce punteggiata sullo sfondo illumina la scena, stile fotorealistico cinematografico».

Per quanto l’AI possa facilitare alcuni aspetti del nostro lavoro, mi chiedo quanto sia importante mantenere un equilibrio. Non rischiamo di perdere il controllo creativo se ci affidiamo troppo a queste soluzioni automatizzate? E poi, se tutti noi usiamo gli stessi strumenti, non c’è il rischio di una certa omologazione estetica?
Certo, è un equilibrio delicato. L’AI può creare un terreno comune, ma è sempre l’artista a fare la differenza. La macchina ti offre strumenti, ma siamo noi a usarli in modo unico. Il rischio di omologazione esiste. È fondamentale mantenere la propria visione creativa e usare l’AI come supporto, non come sostituto. Ora, addirittura, le AI creano profili personalizzati. Ti spiego meglio: se io e te scriviamo lo stesso prompt, la macchina ci fornirà due risultati diversi perché, nel mio caso, applica un profilo “personalizzato” che ha appreso dalle mie preferenze. La puoi “allenare” sulle tue scelte semplicemente con una scelta binaria 1/0 su una serie di immagini che ti propone, un po’ come nelle app di dating! Ora che mi ci fai pensare mi torna in mente una frase che mi fa molto ridere: “I want AI to do my laundry and dishes so I can create poetry and art, not for AI to create poetry and art so that I can do laundry and dishes” (Joanna Maciejewska).



Mi sembra difficile che l’AI possa davvero replicare l’intuizione che un direttore della fotografia mette nelle sue scelte.
Per quanto l’AI possa suggerire soluzioni interessanti, l’intuizione e l’emotività restano fondamentali. L’AI è uno strumento che ci aiuta, ma per ora non può sostituire le decisioni basate sulle sensazioni che si sviluppano sul set, dove l’interazione tra regista, attori e crew crea una magia che una macchina non può replicare. Finché ci saranno un set, un regista e un attore in carne e ossa, il fattore umano resterà insostituibile.
È proprio questo il punto: quello che accade tra le persone, in quel preciso momento, non può essere replicato da nessuna tecnologia. Però riconosco che l’AI ci permette di esplorare nuove possibilità e di velocizzare certi processi. Per esempio, raccontaci come hai usato l’AI per la location della “sala del trono” della serie The Promise.
Il regista voleva un’immagine molto precisa, ma la location a nostra disposizione era solo un semplice studio con quattro finestre, già usato per un altro film. Grazie alle GAN ho creato una serie di immagini che trasformavano quello spazio in qualcosa di imponente e regale. Ho dato all’AI istruzioni precise per creare una sala con luci soffuse, bracieri accesi e fuochi scenografici a contrasto con il blu freddo delle pareti, e un raggio di luce che illuminava il trono in controluce e dall’alto, lasciando il re seduto nell’ombra, con un effetto di mistero. Queste immagini sono state fondamentali per il regista, che ha immediatamente sposato la visione che volevo trasmettere, e per stimolare il reparto di scenografia su alcune luci di cui avevo bisogno, come fiamme e bracieri.


The Promise – sala del trono
Entriamo un po’ nel dettaglio tecnico. Hai menzionato le GAN. Potresti spiegare come funzionano e cosa sono?
Le GAN sono uno dei tipi di intelligenza artificiale più avanzati che utilizziamo oggi. L’acronimo GAN sta per Generative Adversarial Network, ovvero una rete neurale che funziona attraverso una sorta di competizione tra due sottoreti. La prima rete, la Generative Network, prende in input immagini reali o dati sintetici e genera un nuovo output, cercando di avvicinarsi il più possibile alla realtà. La seconda rete, la Discriminator Network, verifica se ciò che è stato creato dalla prima rete è reale o generato artificialmente, opponendosi alla generazione. Questo meccanismo di competizione continua consente di migliorare drasticamente la qualità e il realismo delle immagini prodotte. Alcune immagini generate artificialmente risultano indistinguibili da immagini reali. Persino con test avanzati (come la ripetizione di pattern o la asimmetria facciale) che ho condotto con altre intelligenze artificiali non è stato possibile stabilire se fossero sintetiche o meno. Incredibile vero? Ancora adesso penso siano reali e che non sia vero che siano state create artificialmente!



Immagini create da Dallin Mackay con Flux AI model
Capisco! Ma torniamo un attimo a un punto che mi aveva colpito. Hai parlato di un “nuovo linguaggio” che si sviluppa tra l’uomo e l’AI. Puoi approfondire questo concetto? Mi sembra affascinante.
Quando lavori con l’AI, ti rendi conto che si tratta di un vero e proprio nuovo linguaggio. Noi diamo istruzioni attraverso i “prompt”, descrizioni testuali che forniscono indicazioni alla macchina. All’inizio i risultati sono spesso imprevedibili o lontani da ciò che ci aspettavamo, ma man mano che impariamo come l’AI risponde ai nostri input, il processo diventa più raffinato. In pratica, stiamo creando un linguaggio condiviso tra uomo e macchina. Ogni nuovo progetto è un’occasione per sperimentare, affinare i prompt e comprendere come l’AI “pensa”. Si tratta di un processo iterativo: con la pratica si impara ad essere sempre più precisi e a ottenere esattamente quello che si vuole. Un esempio? Se voglio creare una scena di battaglia, devo descrivere non solo gli elementi visivi, come il paesaggio o il numero di soldati, ma anche dettagli come la composizione dell’inquadratura, il tipo di luce e l’atmosfera. L’AI risponde a queste istruzioni e, nel tempo, migliora, come migliorano gli strumenti dell’applicazione. È come allenarsi con un assistente virtuale che diventa sempre più competente nel cogliere le nostre richieste. Come ti accennavo, un aggiornamento recente di MidJourney ha implementato la creazione di un “profilo personalizzato” per comprendere le preferenze di chi inserisce gli input. È un processo di miglioramento del rapporto uomo-macchina, un rapporto “cronenberghiano” con cui dovremo confrontarci.
Sembra davvero che l’AI non faciliti solo il lavoro, ma aiuti anche a comunicare più chiaramente con gli altri reparti. Mi raccontavi che hai usato l’AI anche per dialogare con i reparti costumi e scenografia. Com’è andata?
Questo è uno dei principali vantaggi dell’AI. Ad esempio, in una scena recente avevo bisogno di comunicare un contrasto cromatico preciso tra il costume di un personaggio e lo sfondo scuro. Invece di spiegarlo a parole, ho generato un’immagine che mostrava esattamente l’effetto visivo che volevo ottenere. Questo tipo di comunicazione visiva è immediato e molto più efficace. Puoi mostrare l’atmosfera, le palette cromatiche e persino la posizione delle luci, aiutando tutti a lavorare sulla stessa visione. Gli scenografi e i costumisti possono prendere ispirazione da queste immagini per adattare le loro scelte, anche se ovviamente il loro lavoro finale è sempre il risultato di un processo creativo umano molto più complesso.

Sopralluogo – immagine di riferimento per AI

Prompt: «Immagine di ref + un abito da ministro in blu scuro, è nel suo palazzo, seguaci in giallo e nero, Tunisia 1150 dc, stile visivo cinematografico. Nota: la richiesta era diversa ma l’AI ha generato un’immagine più interessante». Nota: la richiesta era diversa ma l’AI ha generato una immagine più interessante della idea iniziale.
Questo è un ottimo esempio di come l’AI possa facilitare la collaborazione, ma mi chiedo: pensi che l’AI sostituirà davvero alcuni ruoli sul set? O rimarrà sempre un aiuto tecnico?
Non abbiamo speranza, l’AI ci sostituirà, poco alla volta. Per ora l’AI può ridurre il tempo di lavoro e semplificare alcuni passaggi tecnici, ma non credo che sostituirà completamente i ruoli chiave sul set, finché ce ne sarà uno. L’AI può migliorare la pre-visualizzazione di una scena o creare ambienti virtuali, può generare intere sequenze video molto vicine al reale, ma per me il cinema è fatto di relazioni umane. È per questo che faccio cinema. Quello che accade sul set, l’interazione tra il regista, gli attori e tutto il team (una famiglia!) non è qualcosa che una macchina possa replicare. Il set è un luogo dove succedono imprevisti, dove nasce una magia impalpabile grazie alla collaborazione e all’energia delle persone. L’AI non potrà mai sostituire quella “tensione erotica“. A pensarci bene, il documentario potrebbe avere un nuovo futuro proprio perché “documenta” qualcosa di reale, istantaneo e tangibile. Qualcosa in controtendenza. Le prime a scomparire, probabilmente, saranno le pubblicità, dove la pianificazione e la coerenza visiva tra la richiesta della agenzia e risultato sono molto vicine, mentre le emozioni degli attori passano in secondo piano rispetto alla “tecnica”.
Stai esplorando altre applicazioni dell’AI? Puoi dire qualcosa delle novità legate ai video? Quali strumenti basati sull’AI stai già utilizzando in questo ambito?
Al momento non uso molto l’AI per generare video, sono immagini ancora troppo sintetiche, mi fa quasi paura! Però ci sono strumenti davvero interessanti. Runway, Sora, Veo 2. Adobe ha introdotto funzionalità di AI in Premiere che permettono di estendere una scena o riempire fotogrammi mancanti. L’AI genera i fotogrammi necessari mantenendo la coerenza visiva. Anche nel campo degli effetti visivi vedo grandi potenzialità. Se devi generare un background o aggiungere un dettaglio, animare una foto degli anni ’20 o ringiovanire un volto (come sappiamo!), l’AI può fare tutto questo in pochi secondi. ovviamente è uno strumento essenziale anche per i VFX artist, perché può gestire la creazione e la modifica di elementi visivi con una velocità impensabile fino a qualche anno fa.

Prompt: «Un gruppo di tre ragazzi visti dalle spalle vede la città di Tunisia, è il 1115 dc, in tutta la sua bellezza e forza. La città è sul lato del mare, e alcune navi sono nel porto; si può vedere chiaramente dove finisce la foresta e inizia la città con grandi mura e ingressi, punto di vista da lontano, cinematografico, stile semplice».

Qui il processo è stato al contrario: ho generato prima l’ímmagine AI di riferimento e poi nei sopralluoghi abbiamo individuato un posto adatto per replicare la situazione.

Pensi che l’AI potrebbe creare problemi di “disoccupazione tecnologica”?
Ogni innovazione porta con sé grandi trasformazioni. Si pensava che la pittura fosse morta con l’arrivo della fotografia nell’800 o che il digitale avrebbe distrutto la pellicola, ma ha solo creato nuovi ruoli, nuove professioni come il Digital Image Technician. Lo stesso accadrà con l’AI: alcuni ruoli cambieranno (anzi molti!) ma ne nasceranno altri. Forse avremo dei DOP virtuali, dei “prompter”, come li hai chiamati tu! Professionisti che lavorano fianco a fianco con l’AI per creare mondi digitali, ma l’essenza del nostro lavoro credo rimarrà, almeno per questa generazione. L’importante è adattarsi e continuare a sviluppare le proprie competenze. Si apre poi un altro tema importante: quello del copyright. Di chi sono le immagini generate con l’AI? Di chi ha scritto il prompt? Della macchina? La faccia digitale di un attore a chi appartiene? Ci sarà un momento in cui questi temi saranno critici. È la più grande rivoluzione dell’ultimo secolo e, di conseguenza, porta con sé un carico di questioni morali non indifferenti. Il “sapere” forse non avrà più lo stesso valore di adesso. Mi spiego: se c’è una macchina che possiede tutto il “sapere”, che senso avrà andare da un avvocato?… Inquietante.
Potresti spiegare come si costruisce un prompt efficace in MidJourney? Quali sono i principi che lo regolano?
Un prompt in MidJourney è una stringa di testo che descrive l’immagine che vuoi ottenere. La logica di base è che gli elementi più importanti devono essere posizionati all’inizio del prompt. La macchina attribuisce priorità decrescente agli elementi man mano che li elenchi. Un prompt può includere dettagli come il soggetto principale, lo stile, la prospettiva e persino riferimenti visivi a cui vuoi che l’AI si ispiri, come uno stile pittorico piuttosto che quello di un fotografo conosciuto. Per esempio, se vuoi creare un’immagine partendo da una reference fotografica, caricherai prima l’immagine (foto 1 maiale), poi inizierai descrivendo in ordine di importanza, per esempio: «Notte buia e nebbiosa, un futuro distopico in cui gli animali si aggirano in una città italiana come Bologna, due ragazze camminano sullo sfondo, colori tenui, stile realistico, look vintage — ar 2:1 (che è il formato)». Così otterrai un’immagine con gli elementi richiesti e potrai indicare anche quanto essere aderente alla reference o quanto allontanarti da essa, sempre con dei comandi predefiniti. MidJourney è diventato più sofisticato, con strumenti nuovi per gestire sempre di più la priorità degli elementi e la coerenza stilistica. All’inizio può sembrare complesso, ma con la pratica impari il linguaggio corretto per comunicare con la macchina e ottenere quello che hai in mente. Anche se, spesso, l’AI ti sorprende con soluzioni che non avevi previsto.


Arriverà un momento in cui l’AI sarà indistinguibile dalla realtà? Cosa pensi accadrà alla nostra percezione del reale?
È già arrivato, per ora sulle immagini fisse, e quando le persone leggeranno questo articolo forse anche per il video… Questo è il punto più inquietante e stimolante al tempo stesso. Oggi l’AI è uno strumento che ci supporta e ci permette di creare immagini sempre più realistiche, ma ci sarà un giorno non tanto lontano in cui la finzione generata dall’AI sarà talmente perfetta da non poter essere più distinta dalla realtà. Quando raggiungeremo quel punto, ci troveremo costretti a ripensare completamente il concetto stesso di “reale”. Sarà un mondo in cui non possiamo più dire con certezza se ciò che vediamo sullo schermo sia vero o creato artificialmente. Questo solleva domande profonde su cosa significhi “realtà” e su come interpreteremo il mondo che ci circonda. Saremo ancora in grado di fidarci delle nostre percezioni? Oppure dovremo costantemente chiederci cosa è vero e cosa non lo è? Questo confine tra realtà e finzione diventerà sempre più rarefatto, e forse non ci sarà più una distinzione netta.
Grazie Alessandro.





