The Art of Italian Cinematography and Beyond

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Lanciata su Netflix la terza stagione di Lidia Poët. Alla fotografia Giuseppe Maio CCS

Arriva su Netflix dal 15 aprile la terza e conclusiva stagione di La legge di Lidia Poët, che riporta sullo schermo Matilda De Angelis nei panni della prima avvocata d’Italia, figura storica cui la serie si ispira liberamente per raccontarne le battaglie professionali e personali nella Torino di fine Ottocento. Il nuovo capitolo, composto da sei episodi e girato tra aprile e luglio 2025 tra Torino e provincia – con riprese a Chivasso, Gassino Torinese e Sciolze – si colloca nel 1887, momento in cui la vicenda arriva ad un passaggio cruciale: Enrico Poët, interpretato da Pier Luigi Pasino, è diventato deputato e porta avanti in Parlamento la legge che potrebbe finalmente restituire a Lidia il diritto di esercitare la professione.

Accanto a De Angelis tornano Eduardo Scarpetta nel ruolo del giornalista Jacopo Barberis, Sara Lazzaro e Gianmarco Saurino, mentre tra le nuove presenze figurano Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, rispettivamente nei ruoli di Grazia Fontana e del Procuratore del Re Cantamessa. La stagione si costruisce attorno a un caso giudiziario centrale – il processo per omicidio che vede imputata Grazia Fontana, amica di Lidia – destinato a diventare un evento mediatico e a mettere in discussione tanto i rapporti personali quanto le convinzioni giuridiche dei protagonisti, con Lidia e Pierluigi Fourneau schierati su fronti opposti. Sul piano narrativo, il conflitto si estende anche alla sfera privata, tra il legame irrisolto con Fourneau e il ritorno di Jacopo, mentre la protagonista si confronta con la possibilità di affermare in tribunale il principio della legittima difesa in un contesto dominato da una giuria interamente maschile.

La regia è firmata da Guido Iuculano e Davide Orsini, che curano anche la scrittura insieme a Elisa Dondi, mentre la fotografia è di Beppe Maio CCS, che prosegue il lavoro di definizione visiva della serie attraverso un impianto attento alla ricostruzione d’epoca e alla resa atmosferica degli ambienti, con sensibilità contemporanea. La produzione è di Groenlandia in collaborazione con Netflix, che ne cura la distribuzione internazionale.

Ci ha raccontato Giuseppe Maio:
«Lidia Poët è stata, ed è nella memoria collettiva, una donna libera, ribelle, fuori dal tempo, moderna, innamorata, estremamente intelligente ed esemplare. Queste le parole che mi hanno a poco a poco chiarito la costruzione visiva della serie. E’ una serie che nasce da una sceneggiatura complessa; parte dal racconto storico, entra
nel noir, si confronta con la commedia, ha note grottesche, riesce a tenere sullo stesso piano la love story e il crime ma non tralascia il percorso esistenziale di donne e uomini che hanno cercato di lasciare memoria di se stessi. La mia è stata una ricerca visiva, quasi dicotomica, nel tentativo utopico di avvicinare binari paralleli. Il colore sposa l’ombra, la luce la notte. Una continua scommessa nel cercare in ogni scena quel carattere “unico” per portare lo spettatore verso un’intenzione di scrittura. Ho azzardato la modernità in un racconto fissato nel tempo. La traccia fotografica vuole essere fedele ad un percorso umano piuttosto che ad un’epoca, ho cercato di ragionare con libertà senza restare bloccato in ossessive riproduzioni pittoriche dell’epoca, tentando di liberare lo sguardo e cercandolo in quello rivoluzionario di Lidia Poët».

SCHEDA TECNICA
Rental: Panalight
Operatore: Peter Zuffa
Assistente operatore: Max Ricci e Alessandro Cottone
DIT: Stefano Massa
Capo eletrricista: Andrea Tirrico
Capo macchinista: Maurizio Benvenuto
Camera: Alexa LF
Lenti: Signature prime Zeiss 2.1
Formato 2:1
Colorist : Manuela Spartà
Lab: In House

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