The Art of Italian Cinematography and Beyond

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Lettera del presidente

Foto: Greta de Lazzaris

Luglio è stato un mese complicato, preludio ad una seconda metà dell’anno complessa, con molte speranze e altrettante perplessità.

Collettivo Chiaroscuro è nato per parlare delle immagini che raccontano con forza e sorprendente espressività storie di donne e uomini che noi tutti speriamo rimangano impresse nella nostra mente per un po’ di tempo dopo la visione. Questa voglia di raccontare le immagini che ci hanno colpito e di capire come siano state realizzate dal talento della direttrice della fotografia o dal direttore della fotografia che le hanno create rimane intatta, ma davanti a noi oggi appare una domanda di fondo: quale cinema ci troveremo a realizzare nei prossimi anni in Italia?

Faccio un esempio: ho visto al cinema Non riattaccare opera seconda di Manfredi Lucibello, con la fotografia del nostro giovane collega Emilio Maria Costa CCS. Il film è intenso, teso, difficile, tenuto da una regia attenta e coraggiosa e da un’attrice bravissima, Barbara Ronchi. Il film si svolge quasi tutto in un viaggio di notte in automobile. Come il sorprendente Locke di Steven Night, Locke è stato una  difficile scommessa vinta. La forza di Non riattaccare si basa moltissimo sulla bravura di Emilio M. Costa, che ha saputo trasformare un camera car lungo quasi quanto il film in un paesaggio sempre sorprendente, visivamente ricco, ed emozionante. Ognuno di noi sa quanto siano difficili i camera car, quanto solo dopo aver girato quel ciak, quella sequenza, sai se sei riuscito o hai fallito. Quanto siano poche le inquadrature possibili e quanto sia complesso e lento realizzarle. Emilio è riuscito meravigliosamente ad emozionarci, in un film che avrebbe fatto tremare i polsi al più esperto di noi.

Ma utilizzo Non riattaccare e l’esperienza di Emilio Costa per chiedermi se nel prossimo anno, o nei prossimi anni sarà possibile fare dei piccoli film coraggiosi come questo o come, parlando dell’ultimo anno, Palazzina Laf di Michele Riondino, fotografato da Claudio Cofrancesco,  Gli oceani sono i veri continenti di Tommaso Santambrogio, con la fotografia di Lorenzo Casadio CCS, Patagonia di Simone Bozzelli, fotografato da Leonardo Mirabilia CCS, Una sterminata domenica di Alain Parroni, con la fotografia di Andrea Benjamin Manenti CCS o Gloria! di Margherita Vicario, con la fotografia di Gianluca Palma. Film che possano permettere a giovani talentuose e talentuosi cinematographers di mettersi alla prova.

Sembra di no. Sembra che in Italia si stia decidendo di fare una politica culturale che aiuti solo il cinema commercialmente sicuro (come se mai si fosse trovata la formula del successo commerciale in un’industria che produce solo prototipi, pezzi unici) e le società di produzione finanziariamente più solide, oggi in gran parte partecipate da grandi gruppi internazionali.

E allora io credo che noi che siamo nati per parlare della ricerca visiva, per cercare di valorizzare il talento, ovunque si manifesti (tra noi o al di fuori del Collettivo), se veramente si proverà ad impedire ai giovani registi, alle giovani registe, alle giovani colleghe o colleghi di realizzare i loro progetti, dovremmo alzare la nostra voce a difesa della libertà di rappresentare con immagini laceranti, emozionanti, sorprendenti, storie che ci fanno pensare, che ci aiutano a capire la realtà.

Il mio Maestro, Carlo Di Palma, mi diceva: «Se hai fatto una bellissima fotografia in un film debole non vinci nulla, vinci se hai fatto una fotografia forte in un bellissimo film». Lui fotografava i film di Antonioni, Bertolucci, Woody Allen. Questo per me ha voluto sempre dire che dobbiamo combattere al fianco dei registi per fare dei bellissimi film, prima di tutto, potenziandoli con la nostra interpretazione visiva, ma anche che dobbiamo essere consapevoli della nostra responsabilità. Noi, che siamo narratori per immagini.

Oggi credo che dobbiamo vigilare e se necessario lottare tutti, insieme ai colleghi e alle colleghe delle altre categorie, perché in Italia sia sempre possibile fare dei bellissimi film, anche difficili, e con una fotografia emozionante. Anche per questo è nato CCS: per cercare di capire con attenzione e senza faziosità o prevenzione dove sta andando, o dove si vuole che vada, il nostro cinema. Ricordandoci che il cinema italiano è stato ed è grandissimo quando affonda il coltello, con la capacità di raccontare gli aspetti veri e dolorosi, buffi e amari, sorprendenti e affascinanti della nostra società.

                                             P. C.

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