Ci lasciamo alle spalle un 2023 e un 2024 complessi che ci raccontano in modo quasi esemplare le caratteristiche strutturali del nostro lavoro: ondate sorprendenti di entusiasmo, grande attività, la consapevolezza di essere parte di una cinematografia riconosciuta nel mondo e poi, all’improvviso, la scivolata nel vuoto, il blocco della produzione, il silenzio delle proposte.
Credo che i miei colleghi e le mie colleghe che come me sono un po’ più navigati concorderanno che la nostra professione è da sempre caratterizzata da momenti di intensa attività e di lunga e a tratti difficilissima stasi.
Ognuno di noi affronta il nostro lavoro per vivere, per far vivere le nostre famiglie, ma anche, tantissimo, perché è una passione, perché attraverso la realizzazione delle immagini ci realizziamo anche noi, e in quelle immagini ci riconosciamo. Noi raccontiamo il mondo, le donne e gli uomini, le emozioni e le difficoltà, le gioie della vita, le ingiustizie sociali, gli aspetti più oscuri dell’animo umano con i nostri occhi, sfruttando le idee e le occasioni che ci vengono offerte dai registi con cui collaboriamo.
I momenti, a volte i mesi di inattività, di attesa, possono essere durissimi ma possono essere anche momenti di approfondimento e studio, di ricerca, di scambio di idee e confronto, di trasmissione e condivisione delle esperienze passate. Credo che la conoscenza della vita e delle sue necessarie difficoltà, il superamento di quelle difficoltà e la capacità di farne un elemento di forza, ci permetta non solo di affrontare le difficoltà quotidiane con più serenità e saggezza, ma anche di raccontare le nostre storie con la necessaria profondità, la conoscenza della realtà, e l’indispensabile leggerezza del narrare.
Il Collettivo può avere anche una funzione di sostegno e collaborazione nelle situazioni di difficoltà, può riempire di attività potenziali e ricerca condivisa i momenti di stasi professionale e può aiutare a superare più velocemente le difficoltà della nostra professione aumentando in maniera esponenziale la rete di contatti, le informazioni, le occasioni. Rompendo la solitudine, creando solidarietà, saremo molto di più di un’associazione di categoria, saremo una comunità di professionisti, competitivi nella ricerca della massima qualità del nostro lavoro, ma umanamente solidali.
Abbiamo appena cominciato e quindi molto, moltissimo ancora dobbiamo fare, anche sotto questo aspetto.
Ognuno di noi ha tantissime informazioni da scambiare che possono arricchire, non solo tecnicamente e creativamente, ma anche attraverso la rete di contatti professionali, il bagaglio di tutte e tutti i soci, e soprattutto dei più giovani.
Il Collettivo Chiaroscuro deve essere e in gran parte già lo è, il luogo in cui chi ha domande da fare, informazioni da chiedere le chiede liberamente, e dove tutti sono pronti a dare risposte e informazioni preziose.
Il 2025 deve essere l’anno della difesa dei diritti, nel rinnovo del contratto di lavoro dovremo prestare particolare attenzione alla difesa di tutti, cercando di imporre innanzitutto un riconosciuto minimo sindacale degno del nostro lavoro e paragonabile ai livelli europei, ma anche una struttura di lavoro necessariamente elastica ma con regole chiare per tutti e orari di lavoro umanamente possibili.
Concludo questa lettera di inizio anno ricordando in primo luogo a me stesso e a tutti noi che nel mondo il cinema più bello non è necessariamente il più ricco, anzi, spesso, ed è la storia del nostro cinema, nei momenti più difficili sono nati i capolavori.
Impegniamoci perché il 2025 sia ricco di film che facciano riflettere ed emozionare tanti spettatori in Italia e nel mondo. Magari tra questi nascerà un capolavoro e mi auguro che sia uno di noi a firmarlo.
Buon Anno a tutte e tutti!
P. C.