The Art of Italian Cinematography and Beyond

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Martedì 19 maggio al Pasquino Art Center, Roma, IN UN FUTURO APRILE, documentario sugli anni di Pasolini a Casarsa. Cinematographer Debora Vrizzi CCS

Martedì 19 maggio alle 17.00, al Pasquino Art Center, Trastevere, Roma, proiezione di In un futuro aprile, documentario del 2019 diretto da Francesco Costabile e Federico Savonitto. Cinematographer Debora Vrizzi CCS. Il regista sarà presente in sala.

Un viaggio alla scoperta degli anni giovanili di Pier Paolo Pasolini, attraverso la voce e i ricordi di suo cugino, lo scrittore e poeta Nico Naldini. Il film ripercorre gli anni trascorsi da Pasolini a Casarsa, in Friuli, negli anni ’40: un periodo decisivo in cui scopre il paesaggio friulano, la lingua e le tradizioni contadine, vive le sue prime esperienze amorose e matura il proprio impegno politico e civile. Attraverso il racconto di Naldini, il film ricostruisce un universo umano, estetico ed emotivo destinato a influenzare profondamente tutta l’opera successiva di Pasolini.

In un futuro Aprile, Vrizzi

La voce narrante è quella di Daniele Fior, la fotografia è firmata da Debora Vrizzi CCS. Il montaggio è curato da Natalie Cristiani e dallo stesso Federico Savonitto, con musiche originali di Paolo Corberi, suono di Havir Gergolet e Antonio Petris e sound design di Eric Guerrino Nardin. I costumi sono di Vittoria Prignano. Il film è prodotto da Remigio Guadagnini e Augusta Eniti per Altreforme, in associazione con Centro Studi Pier Paolo Pasolini, Cinemazero, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e Kublai Film, in collaborazione con Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, Friuli Venezia Giulia Film Commission e Fondazione Friuli. La distribuzione cinematografica italiana è curata da Tucker Film, mentre le vendite internazionali sono affidate a CAT&Docs.

«Costabile e Savonitto, oltre ad occuparsi con ampiezza di materiali iconografici di un periodo della vita di Pasolini che necessitava ancora di approfondimento, hanno realizzato un più che interessante documentario sulla parola. Innanzitutto quella che ci offre un novantenne lucidissimo e attento al suo uso come Nico Naldini che ripercorre quegli anni senza ammantarli di una retorica nostalgica ma con la capacità di riproporne la pregnanza vitale. Poi la parola del Pasolini, disposto a raccontare se stesso per quanto riguardava ciò che lo legava alle proprie opere e al rapporto con una società da cui escludeva, motivandone la scelta, la piccola borghesia con tutto ciò che la definizione implicava. Ma anche il poeta di cui ogni verso, come quello che dà il titolo al film, apriva spazi di riflessione e confronto. Non ultima la parola di una lingua (si badi bene non di un dialetto perché di radici ben più solide e antiche): quella friulana. A un certo punto quei versi scritti e pubblicati nel 1942 vengono letti oggi da chi quella lingua la parla quotidianamente e si sente come quei suoni, da scritti a detti, acquisiscano un significato ulteriore che ne sottolinea la contemporaneità». (Giancarlo Zappoli, My Movies)

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