Martina Cocco lavora come direttrice della fotografia e operatrice di macchina per progetti di finzione e documentaristici. Le sue radici affondano tra la Svezia, dove è nata, e l’Italia, dove è cresciuta. Fin da piccola ha avuto una forte predisposizione per le arti grafiche e ha fatto suo lo strumento della macchina fotografica. Ha sempre amato ritrarre i volti di familiari, di amici, i luoghi che ha percorso. Finito il liceo si è laureata in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove comprende che quello che maggiormente le interessa è l’atmosfera che si può creare con l’illuminazione e gli angoli di osservazione. Contemporaneamente agli studi in Accademia comincia a lavorare nell’ambito d’arte contemporanea.
Le passioni per la fotografia e il cinema la portano al Centro Sperimentale di Roma. Ha avuto il privilegio di seguire il corso di Fotografia sotto la supervisione del Maestro Giuseppe Rotunno, figura iconica del grande cinema italiano, che ha trasmesso ai suoi studenti la passione e la devozione per il mestiere. Si diploma nel 2011 e subito lavora alternando due ruoli: direttore della fotografia per documentari e cortometraggi e assistente operatore per importanti direttori della fotografia, quali Vladan Radovic e Daniele Ciprì.
Il suo percorso da dop e operatrice è cresciuto negli anni con registi della sua generazione. Crea un sodalizio con Elisa Amoruso, che conosce lavorando al suo primo documentario, Fuoristrada. La collaborazione prosegue infatti per quasi un decennio per vari altri progetti, il più noto dei quali è The Good Mothers, che ha vinto l’Orso d’oro per la serialità al festival di Berlino 2023. Il suo esordio come Dop nel mondo del cinema di finzione si lega ancora ad Elisa Amoruso, nel 2018, per il film Maledetta Primavera. Sono seguiti Time Is Up, Game of Love e Anni da cane. Attualmente è in post-produzione con tre film molto diversi tra loro: l’opera seconda di Eleonora Danco; Incanto di Pierpaolo Paganelli e Il ragazzo dai pantaloni rosa di Margherita Ferri.





