Oggi, 18 giugno, negli spazi dell’Archivio di Stato di Napoli, presentazione di L’eco dei fiori sommersi, opera prima della regista Rosa Maietta, un documentario che trasforma le carte d’archivio in un viaggio cinematografico attraverso le vite di donne dimenticate dalla storia. La fotografia è firmata da Francesca Amitrano CCS. Completano il team creativo Rosalia Cecere, autrice delle musiche originali e del suono, Gaia Alari per le animazioni, Simona Infante al color grading e la stessa Rosa Maietta al montaggio.
Prodotto da Ladoc e sostenuto dal Ministero della Cultura e da SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, con il contributo della Regione Campania Film Commission e il patrocinio dell’Archivio di Stato di Napoli, il film nasce da un lungo lavoro di ricerca all’interno di uno dei più importanti patrimoni documentari italiani.


Al centro del racconto storie che attraversano i secoli e che parlano di discriminazione, violenza, marginalità, ma anche di resistenza e autodeterminazione. Tra queste, Linda, costretta a confrontarsi con il peso sociale di una gravidanza indesiderata; Emma, operaia e antifascista perseguitata fino all’esilio e alla reclusione; Giovannina, vittima della violenza di un compagno possessivo. Attraverso sentenze, perizie, documenti giudiziari e frammenti di memoria, il film costruisce un dialogo tra passato e presente, restituendo voce a figure che nei documenti ufficiali sono rimaste spesso mute.
Un viaggio poetico che intreccia linguaggi diversi: lo sguardo documentaristico si addentra nei depositi dell’Archivio seguendo il ritmo lento di un visitatore che esplora la memoria, mentre immagini, animazioni e suggestioni visive conducono lo spettatore oltre la dimensione materiale delle carte. Il racconto attraversa così tre secoli di storia, tra il Settecento e il Novecento, per interrogare il presente attraverso le parole e i silenzi custoditi nei documenti.


Francesca Amitrano ci ha raccontato:
«L’eco dei Fiori sommersi è un docufilm a cui sono molto legata . Il lavoro con Rosa Maietta è iniziato un anno prima lavorando al teaser del progetto. Per la parte visuale sono partita da suggestioni che mi ha dato la regista. Fondamentale è stata come sempre la scenografia: l’eccezionale location dell’archivio di Stato di Napoli è un posto fuori dal tempo. Girare tra i faldoni del 1600 è stato un po’ come toccare con mano la Storia. La regista avrebbe voluto girare in pellicola ma abbiamo avuto a disposizione una Sony Venice con ottiche Canon Prime. Il lavoro di color, con la bravissima Simona Infante, è stato essenziale per arrivare a ciò che era nei nostri desideri. Abbiamo cercato un’immagine senza tempo lavorando colori sui i toni del pastello e aggiungendo la grana della pellicola 35mm T Fuji. Il lavoro è stato reso possibile da Lorenzo Cioffi e Armando Andria, produttori di LaDoc e dall’eccezionale squadra di fotografia composta da Ettore Abat , gaffer, Ezio Pierattini, capo macchinista, Guido Peluso, operatore Staedycam, Lorenzo Rocca, assistente operatore, Emanuele Arfe, aiuto operatore».

