In occasione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il 2 settembre presso la Sala Laguna, Trussardi ha presentato in una premiere esclusiva The Gentle Society, il cortometraggio-manifesto della nuova campagna FW25, girato dal regista Simone Yang. Il corto vede alla fotografia Timoty Aliprandi CCS. Un girato intenso e visivamente raffinato che segna una nuova tappa nel percorso culturale del brand. La scelta di Venezia non è casuale. Città sospesa tra memoria e futuro, rappresenta da sempre un crocevia simbolico di culture, estetiche e linguaggi. Protagonisti assoluti della pellicola, Eva Herzigová, che per la prima volta sorprende prestando la sua incantevole voce a un brano inedito, e Fernando Lindez, volto della nuova generazione. Insieme, danno vita a un viaggio di delicatezza e presenza, un’ode alla bellezza silenziosa che abita nei gesti più semplici.



Ci ha raccontato Timoty Aliprandi:
«Alle origini di Gentle Society c’è un dialogo con Simone Yang su quale dovesse essere lo stile visivo di questo progetto di Trussardi. Già dal titolo era chiaro che l’atmosfera dovesse essere elegante, sobria e attraversata dalla delicatezza. Abbiamo concepito un club sospeso tra realtà e finzione, un posto credibile ma allo stesso tempo irreale. Da lì è partita la ricerca visiva: ci siamo scambiati reference che andavano dai club degli anni ’50, ’60 e ’70, fino a suggestioni più contemporanee. Alla fine abbiamo capito che la soluzione era creare un punto d’incontro tra questi mondi, un’atmosfera sospesa nel tempo. Qualcosa che evoca il passato ma che lascia capire che ci troviamo nei giorni nostri. Il film racconta i pensieri dei nostri protagonisti, ed era quindi importante che fossero percepiti come isolati dal mondo, quasi sospesi. Quei pensieri nascono da una solitudine interiore, ma proprio da quella condizione germoglia poi la possibilità di costruire un mondo più aperto e gentile. Per questo ho scelto due toni di colore principali e ampie zone d’ombra: i personaggi emergono dal buio, avvolti e allo stesso tempo protetti da esso. Anche il movimento di macchina segue questa logica: quasi tutto il film è costruito con inquadrature fisse, stabili, al massimo con leggeri avvicinamenti. Questa scelta serve a rafforzare l’idea di sospensione e intimità, mentre nel finale — legato alla canzone — abbiamo deciso di rompere la regola e usare lo zoom in lunghi long shot, creando un’altra modalità visiva, più libera e quasi in contrasto con il resto del film. Abbiamo girato con Alexa LF e ottiche anamorfiche full frame. Per la parte finale ho scelto invece di passare a uno zoom Lomo, che introduce un effetto più vintage, più sporco, come se improvvisamente ci trovassimo in un’altra epoca o in un’altra dimensione».


