È stato presentato con successo all’Austin Film Festival, Texas, e sarà riproposto il 29 ottobre, il film La Gloria di Joseph Todd Walker, che costruisce un’intensa storia di incontro umano tra un rancher che vive isolato e una giovanissima messicana in fuga, toccando il delicato e attualissimo tema dei migranti interni americani. Alla direzione della fotografia Sara Purgatorio CCS AMC, che spesso ha lavorato nel continente americano.


Il festival in sé merita un cenno di approfondimento. Arrivato alla sua 31a edizione, l’appuntamento annuale texano si pone come forte punto di riferimento per la promozione dell’arte della narrazione scritta e visiva. Il programma cinematografico si abbina infatti alla Writers Conference, la più grande conferenza di sceneggiatori al mondo, con oltre 200 relatori e panel che, insieme a cinema e televisione, esplora anche mezzi narrativi come opere teatrali, podcast e serie digitali.

La Gloria, come accennato, racconta la storia di Carter (David Morse), 70 anni, che vive nel suo ranch isolato e tormentato dalla morte della moglie anni prima. Quando un gruppo di migranti attraversa la sua proprietà, spara nel buio, per scoprire il giorno dopo di aver ferito gravemente Irena (Jaklyn Bejarano), una giovanissima donna incinta. Costretto a confrontarsi con quanto ha fatto e con le sue conseguenze, e minacciato da un’indagine penale, Carter consente a Irena, dapprima con riluttanza, di curarsi nascosta nel ranch. Questa anomala e forzata convivenza dà luogo, con il passare dei giorni, alla nascita di un rapporto di rispetto e amicizia, che riconnette Carter al proprio passato consentendogli di elaborarlo. Carter deciderà di correre il rischio di portare Irena dalla famiglia negli Stati Uniti, inseguito dal figlio (Bill Heck), un agente della US Border Patrol.
Sara Purgatorio ci ha raccontato: «In questo film abbiamo usato la ARRI ALEXA Mini combinata con le lenti Panavision Ultra Speed, cercando, nelle qualità della luce naturale, di raccontare in modo organico gli ambienti e i personaggi della storia. Abbiamo seguito l’idea di rendere tangibili gli spazi in cui si muovono gli attori, attraverso un’immagine quanto più materica possibile. La luce naturale diurna e quella diegetica notturna, assecondate o ricreate nelle loro declinazioni, hanno un ruolo importante nel rispettare il sapore della storia».





