The Art of Italian Cinematography and Beyond

The Art of Italian Cinematography and Beyond

Presentato in anteprima al BIFFF – Bruxelles International Fantastic Film Festival e in uscita in sala in Marocco, ATOMAN. Cinematographer Luca Coassin CCS

Il 19 aprile 2025 è stato presentato al BIFFF – Bruxelles International Fantastic Film Festival  Atoman, il primo film di supereroi marocchino, segnando un momento storico per il cinema nord-africano. Dopo l’anteprima mondiale tenutasi il 13 aprile a Casablanca, il film uscirà nelle sale marocchine il 23 aprile.

Diretto e co-prodotto da Anouar Moatassim, Atoman racconta la storia di Hakim Imlil, un orfano che scopre di possedere poteri sovrumani legati alle sue origini amazigh e arabe. Dopo essere stato arrestato per attività di hacking, Hakim viene reclutato dalla DGSN, l’agenzia nazionale per la sicurezza marocchina, per combattere il crimine informatico. Il suo principale antagonista è David Lockham, un banchiere corrotto che acquisisce poteri straordinari.

 

Collettivo Chiaroscuro ha intervistato il direttore della fotografia Luca Coassin CCS:

Hai lavorato spesso in Marocco, sicuramente scoprendo luoghi straordinari. Vuoi parlarcene?

In Marocco basta percorrere qualche ora di strada per trovarsi catapultati da scenari invernali a -10° a paesaggi estivi con oltre +40°, e il reparto costumi è costretto ad adattare rapidamente il corredo degli attori. Esistono diversi tipi di deserto, ognuno con una propria personalità visiva. Si parte dal classico Merzouga, il più gettonato, con le celebri dune di sabbia ̶ le stesse dove Paolo Carnera, presidente CCS, ha girato Io Capitano ̶ fino al deserto di Erfoud, più duro e pietroso, scelto per la scena con la più grande esplosione reale mai realizzata, in Spectre (007). Vicino al confine con l’Algeria, il paesaggio si tinge di riflessi blu e bianchi su distese di pietre nere, mentre appena fuori Marrakech si attraversano deserti dalle tinte rosse. A Ouarzazate, infine, Christopher Nolan ha girato alcune scene del suo recente L’Odissea. Se ci si accontenta di porzioni più contenute di deserto, basta arrivare alle dune gialle fuori Essaouira, affacciate sul mare: è lì che circa un anno fa ho avuto il piacere di collaborare con Alessandro Chiodo CCS, che curava la fotografia di una serie prodotta per il Medio Oriente. E per chiudere questo viaggio, si può arrivare nel lontano sud, sulle spiagge di Dakhla, dove un deserto in bianco e nero si tuffa letteralmente nell’oceano.


Quali sono le caratteristiche di
Atoman?

Nella cultura araba, intraprendere un viaggio narrativo intorno a un supereroe  non ambientato nel passato ̶̶̵– è certamente qualcosa di significativo. Cambia il punto di vista: per la prima volta non c’è più bisogno dei superpoteri d’oltreoceano. Questi supereroi parlano Amazigh e incarnano un’identità specifica, anche all’interno di un genere che in passato si affidava quasi esclusivamente a una narrazione straniera, quella della Marvel. Con Atoman, il pubblico può sperimentare un nuovo tipo di stupore. In contesti cinematografici di questo tipo spesso si gira in studio, ma qui, per ragioni anche di budget, abbiamo portato il set nel mondo reale, in condizioni a volte estreme: 50 gradi all’ombra nel deserto o riprese in quota oltre i 3000 metri. Abbiamo percorso oltre 4000 km attraverso il Marocco, spingendoci dal Rif alle spiagge di Dakhla, dalle montagne dell’Atlas ai deserti di Merzouga e Erfoud, fino alle grotte di Friouato. Non si è trattato solo di sfide tecniche: è stato il contesto a plasmare il modo in cui gli attori si muovono, come la luce si posa sui volti, come si racconta la storia. La centrale solare Noor III, le kasbah, i granai inaccessibili raggiunti con i muli: ogni luogo ha influenzato profondamente il mio modo di lavorare.


Qual è stato il tuo approccio fotografico?

Ogni location aveva un’identità forte e irripetibile. Il mio approccio è stato quello di lasciarmi ispirare dal luogo, dal suo odore, dalla luce naturale, dall’aria. Ogni scena è nata da un dialogo con l’ambiente. In un’epoca in cui tutto è riproducibile con green screen e AI, girare nei luoghi reali ci ha restituito un’energia che spero si percepirà sullo schermo.

Puoi dire qualcosa di più su questo tuo rapporto profondo con i luoghi?

La location è uno spartito invisibile che ci guida. Non parlo solo di luce, ma di vibrazioni, memoria, vissuto. Un luogo ti obbliga a misurarti con la realtà, e questo si riflette sull’attore, sul regista, su tutti i reparti. Certo, l’AI è una risorsa straordinaria e l’evoluzione tecnologica ci permette di realizzare immagini sempre più precise, ma il cinema è ancora un’arte collettiva, fisica, sensoriale. E la distanza tra il piede che calpesta la terra e l’emozione che si imprime in una scena, per ora, non è replicabile con un prompt suggerito da un calcolo generativo e viceversa.

Atoman Coassin

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