Dopo la presentazione in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Ritorno a Buenos Aires, il nuovo film di Marco Bechis, è arrivato nelle sale italiane, distribuito da Fandango. La fotografia è firmata da Fabrizio La Palombara, direttore della fotografia associato a Chiaroscuro. Attraverso una regia essenziale, attenta ai silenzi, ai volti e al tempo dell’attesa, Bechis torna a interrogarsi sulle ferite lasciate dalla dittatura argentina e sulla possibilità di trasformare il ricordo in testimonianza.§

Ambientato nel 2008, il film segue Mariano Guerra, interpretato da Adriano Giannini, nel suo ritorno in Argentina dopo trentatré anni trascorsi in Italia. Mariano deve testimoniare al processo contro gli ex militari che, durante la dittatura, lo sequestrarono, torturarono e ridussero in schiavitù. L’incontro con gli altri sopravvissuti e il confronto con i luoghi e le persone del passato riportano alla luce vicende rimaste sospese per decenni, costringendolo a misurarsi con il peso della memoria e con la colpa di essere rimasto vivo.
Presentato l’11 settembre al Lido di Venezia, in concorso, Ritorno a Buenos Aires ha ottenuto il Premio Francesco Pasinetti 2026 per il miglior film italiano. Ad Adriano Giannini è stato inoltre assegnato il Premio Pasinetti come miglior attore protagonista.
Nel cast figurano anche Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen e Marcelo Chaparro. La sceneggiatura è firmata da Marco Bechis e Vijaya Bechis Boll; il montaggio è di Jacopo Quadri e Nicolò Tettamanti e le musiche di Guglielmo Diana.


Ritorno a Buenos Aires è nelle sale italiane dal 17 settembre.
Fabrizio La Palombara ci ha raccontato:
«Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura di Ritorno a Buenos Aires, la prima necessità che ho sentito è stata quella di costruire un’immagine che fosse, prima di tutto, espressione dello stato d’animo di Mariano, il protagonista. Un’immagine che non fosse mai compiaciuta, ma che rimanesse sempre aderente alla sua condizione emotiva. Il film racconta il ritorno di un uomo verso un passato traumatico mai realmente risolto. Mariano torna a Buenos Aires per testimoniare contro i militari che lo avevano tenuto in prigionia per oltre due anni, ma il vero viaggio avviene dentro di lui: un percorso segnato da un profondo senso di colpa, dall’ansia e dall’angoscia di essere stato costretto a collaborare con i suoi carcerieri pur di sopravvivere. Da qui è nata l’idea di una fotografia drammatica, caratterizzata da una palette poco satura e da una gamma cromatica contenuta, pensata per restituire visivamente questa precisa condizione psicologica. La luce doveva essere parte del racconto, quasi una manifestazione fisica di ciò che Mariano porta dentro di sé. Il film è stato realizzato tra Porto Alegre e Torino, con due reparti di fotografia e due diverse squadre di scenografia, costumi e trucco. La parte ambientata a Torino, durante l’inverno, è caratterizzata da una temperatura cromatica più fredda, da una luce più chiusa e da una sensazione di maggiore immobilità. Non volevo tuttavia creare una separazione netta tra Italia e Argentina attraverso il colore: la differenza doveva restare sottile, proprio perché il passato e il presente di Mariano continuano a sovrapporsi e a mescolarsi. In alcune scene abbiamo cercato una luce quasi disturbante, intermittente, capace di tradurre fisicamente l’ansia e il disagio del protagonista. Non si trattava soltanto di illuminare un ambiente, ma di fare in modo che lo spazio stesso reagisse alla sua condizione interiore, contribuendo a creare quella sensazione di inquietudine che accompagna il personaggio. Gli esterni rappresentano, al contrario, un’apertura producendo una sensazione di libertà, fragile e temporanea. Mariano torna inevitabilmente dentro il proprio conflitto e la fotografia torna con lui verso una dimensione più chiusa e claustrofobica. Particolarmente importante è stata la ricerca sul modo di rappresentare i flashback. Non volevamo ricorrere al consueto cambio di colore per segnalare il passaggio a un’altra temporalità: cercavamo una continuità visiva tra le due dimensioni temporali, riproducendo la sensazione che Mariano non stesse semplicemente ricordando qualcosa, ma che stesse ancora vivendo, in qualche forma, ciò che gli era accaduto. Anche la macchina da presa partecipa a questo processo. L’utilizzo dello zoom in molte scene restringe lo spazio intorno a Mariano e aumenta la sensazione di chiusura e soffocamento, portando progressivamente lo spettatore dentro la dimensione mentale del protagonista».
SCHEDA TECNICA
rental: Flo Cine Rental
Dop e operatore: FABRIZIO LA PALOMBARA (e per 2 gg a Torino Giovanni Gebbia)
Assistente operatore: PABLO ROSA (BRASIL), STEFANO BARABINO (ITALIA) SIMONLUCA CHIOTTI
Aiuto operatore: Gerson Luis Padão Fagundes (Brasile), Alessandra Tocco (Italia)
DIT: Paolo Furlanelli
Video Assist: Fabiano Oliveira (Brasile), Alexa Garcia Vigo
Capo elettricista: Anderson Dias,
Capo macchinista: Alcimar Bairros da Silva (Padre) (Brasile), Antonio Ascione
Camera: SONY Venice 2
Formato: 2:1
Lenti: Cooke Panchro Classic FF
colorist: Walter Cavatoi
Laboratorio: Mediafenix

