Durante un viaggio a Londra, da Marco Cappati di Fowa è nata l’idea di sviluppare una serie di lenti DZO (sulla base delle lenti Arles T1.4 VV/FF) in collaborazione con Collettivo Chiaroscuro. Ne è seguito un invito in Cina per il Collettivo e un viaggio sponsorizzato da Godox per una delegazione di cinque associati, tutti parte del direttivo: Timoty Aliprandi, Alessandro Chiodo, Luca Ciuti, Stefano Paradiso, Sara Purgatorio. Il progetto di collaborazione allo sviluppo della lente si è realizzato, nel contesto di un più ampio scambio con le società Dzofilm, Godox, SmallRig e Vaxis. Uno scambio che oltre ad un arricchimento tecnico e professionale ha costituito una importante esperienza umana. Pubblichiamo le impressioni su questo viaggio di ognuno dei cinque “inviati” CCS.
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Timoty Aliprandi, Piccoli insegnamenti preziosi
Alessandro Chiodo, Ideare il carattere di una lente
Stefano Paradiso, Dzofilm, Godox, SmallRig e Vaxis
Sara Purgatorio, Un paese in ascolto

La Cina è un paese immenso, fatto di tante culture, di infiniti luoghi diversi, grattacieli e massage parlour, motorini elettrici che sfrecciano su marciapiedi gremiti con sopra tre passeggeri alla volta, bambini sotto i dieci anni che si rincorrono alle undici di sera in mezzo alla strada, gente che si fa i capelli a mezzanotte e seconde cene estemporanee alle due di notte. In città si viaggia in taxi, e in treni velocissimi per andare fuori, treni dove si viene riconosciuti con il passaporto e livello biometrico, senza bisogno di mostrare il biglietto. La metropolitana è nuova e spaziosa, la gente è serena, almeno a prima vista, e generalmente gentile. Tutto si contratta, l’inglese è una lingua pressoché sconosciuta e si passa dal tè al vino bianco, ovvero un liquore a 65 gradi di gradazione che sa di pecorino. Per i più ricchi c’è il Mao Thai a seicento dollari a bottiglia, la loro versione della grappa bianca (liscissima, ma quello è un altro paio di maniche), tutto senza soluzione di continuità. Ci sono più karaoke che discoteche, e se, come a me, ti piace mangiare piccante, sei nel posto giusto.


Foto Stefano Paradiso
Non ero mai stato in Cina e non sapevo cosa aspettarmi. Non mi aspettavo una città di venticinque milioni di persone in cui i grattacieli, a decine, sono tutti rivestiti di led colorati che si muovono creando combinazioni caleidoscopiche o scritte indecifrabili. Non mi aspettavo una moltitudine di mezzi elettrici e quindi strade silenziose nei momenti di massimo rush hour, salvo il clamore della gente s’intende, o lo stridere delle gomme che sgommano, nei rari momenti in cui ciò accade. Non mi aspettavo un cibo così buono e, a dire la verità, non mi aspettavo di mangiare così tanto e a tutte le ore, né l’astinenza da caffeina. Non mi aspettavo gli scudi antisommossa e i ganci per prendere la gente per il collo, o le esercitazioni militari in mezzo alla stazione della metro o ancora i droni che fanno le consegne. Non avrei potuto immaginare che per un cinese o una cinese avvicinarsi e chiedere a qualcuno di conoscerlo, senza averlo mai visto o vista prima, è socialmente accettabile: nel peggiore dei casi se si gira e non ti risponde vuol dire che non è interessato/interessata e devi passare oltre. I mercati con la carne all’aperto sui ganci per strada, i ristoranti hot pot con banconi di cibo crudo non bene identificato, le vasche di pesce (qualsiasi tipo, compresi molluschi e crostacei mai visti) da scegliere per la cottura, tutto con un vibe da era predigitale dietro l’angolo di boulevard immensi e centinaia di high rises iper-moderni. Una vita proiettata nel futuro ma incrostata di passato… Avete presente Blade Runner?


Foto Stefano Paradiso
Soprattutto, onestamente, sulla Cina in generale ero un po’ prevenuto, e mi sono ricreduto. Così come avevo un certo bias sui loro prodotti per il cinema, anche se negli anni ho iniziato ad usarne alcuni e non mi sono mai trovato male. Ma i pregiudizi, si sa, sono duri a morire e questo viaggio in questo senso li ha demoliti tutti, definitivamente. Avendo visitato Vaxis e il laboratorio di Movmax, SmallRig e la sua linea produttiva, DZO e la sua fabbrica, e infine e soprattutto Godox, con la sua immensa fabbrica (in realtà abbiamo visitato solo il sito principale ma ne avevano altri due, così come DZO ne aveva un altro e SmallRig pure), e parlato con i tecnici e gli ingegneri, devo dire che il livello è molto alto, almeno per questi marchi che si stanno imponendo in maniera prepotente all’interno del mercato professionale mondiale. Ho avuto modo di vedere con i miei occhi come lo sviluppo e la ricerca, la qualità dei materiali usati, la precisione nel design, la produzione e l’assemblaggio e il controllo qualità abbiano ormai raggiunto un livello pari a quello occidentale. Una delle cose più belle di questo viaggio è stato vedere tutto questo insieme ai miei colleghi e passare il tempo a parlarne e a confrontarsi, ognuno con il suo punto di vista, con la propria esperienza, il proprio gusto, il proprio stile. L’altra cosa unica è stata la possibilità di dare un feedback direttamente ai designer e agli ingegneri, confrontarsi con loro, suggerire dove migliorare; è capitato nel laboratorio di Movmax e nella sede SmallRig.
Foto Alessandro Chiodo
In particolare, altra cosa il cui germe è nato con Marco Cappati di Fowa a Londra, è stata avere l’opportunità di far nascere una serie di lenti DZO, sulla base delle lenti Arles T1.4 VV/FF, in collaborazione con Collettivo Chiaroscuro, lenti il cui look, quando le abbiamo testate nella sede DZO, ha impressionato tutti noi allo stesso modo, pur avendo gusti talvolta molto diversi. Le abbiamo trovate infatti molto belle, sia come resa dell’incarnato che come tipo di flare e di contrasto. Così come è stato inedito e di grande soddisfazione aver speso una giornata intera con l’ingegnere a capo del progetto Knowled di Godox, ovvero la loro linea di luci continue professionali per il cinema, e aver potuto ognuno di noi dare importanti suggerimenti per il loro miglioramento. Chiaroscuro potrà dire di avere dato un piccolo contributo, contributo che ovviamente potremmo estendere a chiunque ce lo chiedesse e che saremmo felicissimi di dare.


Foto Alessandro Chiodo
Tirando le somme, il viaggio è stato un’esperienza unica, un momento di condivisione tra professionisti e fornitori, tra artisti e coloro che ci mettono a disposizione gli strumenti per portare alla luce la nostra visione, tra esseri umani aperti a nuove esperienze. Fowa e Godox hanno permesso che questo viaggio avesse luogo e Chiaroscuro è cresciuto ancora grazie a questa esperienza che ho voluto ora condividere con tutti gli associati con queste mie parole e che continuerò a condividere internamente al Collettivo in maniera più dettagliata andando nello specifico degli strumenti testati con chi me lo richiedesse. Mi auguro che questa esperienza non rimanga l’unica nel suo genere e che invogli anche altri nostri collaboratori a coinvolgerci, ad aprire la porta di casa loro invitandoci ad entrare, nella consapevolezza che il Collettivo è amico di tutti e aperto a tutto e quando c’è l’occasione di estendere i propri orizzonti, di testare e dare un feedback, di collaborare su qualcosa di interessante o di condividere il proprio sapere e la propria esperienza, non si tirerà mai indietro.








