Durante un viaggio a Londra, da Marco Cappati di Fowa è nata l’idea di sviluppare una serie di lenti DZO (sulla base delle lenti Arles T1.4 VV/FF) in collaborazione con Collettivo Chiaroscuro. Ne è seguito un invito in Cina per il Collettivo e un viaggio sponsorizzato da Godox per una delegazione di cinque associati, tutti parte del direttivo: Timoty Aliprandi, Alessandro Chiodo, Luca Ciuti, Stefano Paradiso, Sara Purgatorio. Il progetto di collaborazione allo sviluppo della lente si è realizzato, nel contesto di un più ampio scambio con le società Dzofilm, Godox, SmallRig e Vaxis. Uno scambio che oltre ad un arricchimento tecnico e professionale ha costituito una importante esperienza umana. Pubblichiamo le impressioni su questo viaggio di ognuno dei cinque “inviati” CCS.
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Alessandro Chiodo CCS, Ideare il carattere di una lente
Luca Ciuti CCS, Demolire i pregiudizi
Stefano Paradiso, Dzofilm, Godox, SmallRig e Vaxis
Sara Purgatorio CCS, Un paese in ascolto

Sono tante le suggestioni che mi ha lasciato il nostro viaggio in Cina. Nonostante siano stati pochi giorni, tutti trascorsi nella città di Shenzhen, è come se tempo e spazio avessero perso i loro consueti connotati, riempiendo le nostre giornate di nuove e indimenticabili esperienze. Shenzhen mi ha sorpresa: in passato avevo avuto il piacere di visitare Pechino, ma in questo viaggio ho scoperto una faccia diversa della Cina. Forse perché Shenzhen è una realtà giovane, con una visione volta al cambiamento. Si presenta come una città molto diversa dalla capitale. Nasce dalla necessità di uno sviluppo che prolifera in altezza e velocemente, sotto l’impeto della tecnologia, ma si percepisce che nell’ambito di questo sviluppo non si è voluto perdere di vista la misura umana, e la necessaria convivenza tra la dimensione del singolo e l’ambiente urbano. L’invito che ha portato lì un gruppo di associati del Collettivo Chiaroscuro prevedeva l’incontro con diversi brand del settore dell’attrezzatura cinematografica. Ciò che ho apprezzato molto, insieme all’accoglienza, è stata la costante dimostrazione di interesse nei nostri confronti, che ha generato uno scambio proficuo. Questo mi ha fatto sentire ancora di più la situazione attuale del nostro paese, il fatto che in Italia troppo spesso la creatività -che è bellezza e fonte d’ispirazione del nostro lavoro- sia costantemente messa a repentaglio da leggi incomprensibili che non hanno cura dell’anima della nostra professione. Piuttosto, creatività e ricerca della bellezza il più delle volte vengono sminuite a vantaggio di un “fare pratico”, volto prima di tutto alla convenienza economica e agli interessi produttivi, sacrificando così il potenziale di qualità, che in realtà è ciò che ci rende competitivi nel panorama internazionale.


Foto Alessandro Chiodo
Mi ha stupito dunque che un paese così lontano geograficamente e culturalmente sia stato molto interessato ad ascoltare e accogliere il nostro punto di vista. Le persone che abbiamo incontrato capivano quanto il nostro mestiere sia empirico e si arricchisca delle esperienze che facciamo ogni giorno sul set. Questo è ciò che lo rende speciale, e in costante divenire, potenzialmente illimitato. In un momento storico in cui il valore delle opinioni e il valore artistico sono minati da una politica che sabota costantemente il dialogo, essere chiamati a esprimere il nostro punto di vista per essere ascoltati, è stato qualcosa di speciale. Questa attenzione mi fa credere ancora nelle qualità del nostro mestiere, un mestiere che non ha confini geografici, ma che al contrario sa arricchirsi di tutti i punti di vista con i quali viene a contatto. Questa apertura infatti è quello che identifica il nostro ruolo, e insieme mette l’accento sullo sviluppo tecnologico di cui abbiamo bisogno.
Spero che questa iniziativa abbia un seguito e credo che Collettivo Chiaroscuro, come associazione, debba cercare di crescere attraverso occasioni di questo tipo, coinvolgendo i brand con i quali collaboriamo e volgendo la nostra ricerca e le nostre curiosità oltre i confini nazionali. Mi auguro che iniziative come questa pongano le basi per sperimentare percorsi condivisi nella comprensione delle necessità del nostro lavoro, anche noi con grande capacità di accoglienza verso gli altri.

