The Art of Italian Cinematography and Beyond

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ShotDeck. La più grande raccolta al mondo di immagini cinematografiche in alta definizione completamente ricercabili. Intervista a Lawrence Sher

A cura di Luca Ciuti

Nata nel 2014 da un’idea di Lawrence Sher, ASC – direttore della fotografia di film come Joker, Una notte da leoni e Garden State – la piattaforma ShotDeck è oggi una delle risorse più preziose per chi lavora nel mondo dell’audiovisivo. Pensata da filmmaker per filmmaker, è partita come un semplice strumento per archiviare e ricercare fotogrammi di riferimento, ed è diventata negli anni una vera e propria biblioteca visiva che celebra l’arte del cinema e i professionisti che la costruiscono. Dalla fase di ideazione al lavoro sul set, fino alla postproduzione, ShotDeck si propone come un alleato creativo per dare forma e profondità alla visione di registi, autori della fotografia, scenografi e artisti visivi. Ne parliamo con il suo fondatore.

Larry, vorrei parlare di ShotDeck: ti rendi conto di aver creato qualcosa di straordinario, vero?

Beh, forse molto utile.

Come minimo.

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Lo spero. Spero che sia sia straordinaria che utile. Ma prima di tutto spero che sia utile. ShotDeck è stata ed è una parte enorme della mia vita, ed è nata come nasce qualsiasi cosa: perché volevo che esistesse.

Ne avevi bisogno.

Sì, ne avevo bisogno. Tutto è iniziato dopo molti, moltissimi anni nei quali avevo provato a fare una versione di ShotDeck sul mio computer. Ogni volta che preparavo un film – fin dall’inizio della mia carriera, ogni singola volta – anche quando ricevevo solo la sceneggiatura, prima ancora di avere ufficialmente il lavoro, quando ero solo in fase di colloqui, parte del mio processo di lavoro era cercare materiali di riferimento che esprimessero la visione che avevo del film. Molti fanno così. Si usano pagine strappate da riviste, si cercano libri d’arte, qualsiasi cosa. Io avevo un mucchio di libri d’arte. A volte andavo in una libreria specializzata a Los Angeles, alla ricerca di qualcosa che mi colpisse. Ma una parte fondamentale di quel processo era anche pensare al linguaggio dei film. Così noleggiavo DVD e facevo screenshot di cose che ritenevo rappresentative del look del film. E poi, una volta ottenuto il lavoro, il processo andava ancora più a fondo, perché dovevo davvero iniziare a confrontarmi con il regista, lo scenografo e tutto il resto del team, per comunicare la visione del lavoro, cosa fosse e cosa non fosse. E immancabilmente usavo materiali di riferimento ricavati dagli screenshot, perché il linguaggio del cinema è ciò di cui parliamo continuamente. «Ti ricordi quella inquadratura di quel film? Non è proprio quello che cerco, ma mi piace quell’aspetto… Mi piacciono quelle veneziane di quel diner», cose così. E a un certo punto ho pensato: «Vorrei poter avere ognuno di questi screenshot sul mio computer catalogato con parole chiave in tutti i modi possibili». E questa cosa è andata avanti letteralmente per dieci anni, poi, nel 2015 – quindi era passato un po’ di tempo – mi sono detto: se non costruisco questa cosa, finirò per odiarmi, perché devo almeno capire come rendere le mie immagini ricercabili più facilmente. Così ho assunto un designer e un programmatore per iniziare a costruirne l’architettura. Ma è stato solo nel 2019 che ho raggiunto il risultato giusto per poter invitare altre persone a usarla. L’intento era: posso rendere questa cosa scalabile? Ed è ancora questo l’obiettivo. Il mio sogno è arrivare a un miliardo di fotogrammi. È un sogno che ho dichiarato fin dall’inizio: volevo vedere se potevamo arrivare a un miliardo di immagini, semplicemente per capire se potesse diventare la libreria visiva, l’enciclopedia visiva del cinema. Se potesse essere lo strumento di ricerca più diffuso e completo nella storia del cinema. E questa è ancora l’intenzione: come possiamo espanderlo e offrire più strumenti agli utenti? È stata un’esperienza straordinaria. E sai, proprio come voi che, oltre al vostro lavoro, gestite un’associazione, anch’io ho un lavoro da direttore della fotografia e un lavoro nell’aiutare a costruire ShotDeck e a farlo crescere. Ma mi piace moltissimo. Mi piace sentire che le persone lo usano. Amo sapere che è utile. Amo sentire che aiuta le persone a trovare lavoro.

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Penso che la migliore idea che hai avuto con Shotdeck non sia solo quella di creare una libreria di fotogrammi, ma il modo in cui puoi cercarli. Tutte le parole chiave, tutte le diverse specificità… perché una volta era: «Ok, vediamo se troviamo un’immagine da quel film». Poi magari trovavi un’immagine, e cercavi di ricordarti un film girato con una certa pellicola o una certa macchina da presa, ma alla fine eri limitato a poche opzioni. Ora invece puoi dire: «Voglio un po’ di rosso». È solo un esempio, ma ti semplifica moltissimo la vita e ti dà tanto. Quello che mi piace è che ti ispira. Entri senza sapere esattamente cosa stai cercando, e potresti uscirne avendolo capito.

Lo adoro. Dico sempre che serve a trovare riferimenti, a fare ricerca, educazione e trovare ispirazione. Ed è così che lo uso adesso: per trovare ispirazione, perché è proprio questo il punto. Prima dicevo: «Ok, sto facendo un film ambientato in prigione, voglio vedere, che so, le scene in carcere di Le ali della libertà». Allora cercavi Le ali della libertà. Perfetto. Trovavi quelle inquadrature. Ma poi ti chiedevi: «Quali altri film ambientati in prigione esistono?».

Esatto.

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Quindi la bellezza di come abbiamo costruito Shotdeck è che non trovi solo Le ali della libertà, ma trovi i film carcerari. E magari scopri un film ambientato in prigione che non avevi mai sentito nominare. E ora, visto che stiamo aggiungendo così tanti fotogrammi, per me è diventato un’abitudine: vado su Shotdeck il martedì, quando pubblichiamo i nuovi titoli, o a volte apro semplicemente la sezione “sfoglia immagini”, e cerco immagini così, a caso, e dico “questa è interessante”. La inserisco in una deck di cose che mi colpiscono. Costruisco continuamente deck solo per avere un posto dove raccogliere ciò che mi attira. Composizione, luce, qualsiasi cosa: ho una cartella dei preferiti o molte cartelle di preferiti. Ma la cosa bella è che mi chiedo: «Che film è questo qui? Ah, è un videoclip musicale di questo regista, o uno spot pubblicitario, o una serie TV». All’inizio c’erano 5000 fotogrammi, li avevo aggiunti tutti io e conoscevo ogni immagine. Ora, con un milione e mezzo di fotogrammi, ce ne sono molti che non conosco, e che scopro, e che mi ispirano. E magari scopro un regista nuovo o un nuovo direttore della fotografia. E questo è un sogno, per Shotdeck.

Conosco un sacco di registi che lo usano.

Oh mio Dio, sì.

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È uno strumento utile per tutti, davvero.

Aziende di videogiochi, società di effetti visivi, ovviamente scenografi… È davvero uno strumento per chiunque lavori nelle arti creative. Ma il fatto che sia fonte di ispirazione, che sia un luogo dove trovare ispirazione, è diventato per me qualcosa a cui ricorro in ogni singolo lavoro, sempre – ogni volta in modo diverso. Alcuni pensano che serva solo per i pitch deck (presentazioni). Tipo: sto preparando un deck per ottenere un lavoro, o per ottenere uno spot pubblicitario. Io in realtà preparo pitch deck di rado. Quello per cui lo uso davvero è come punto di partenza per una conversazione. Prendo ogni film o progetto che faccio – che sia uno spot, un film, una serie TV, qualsiasi cosa – e inizio suddividendo ogni scena o location presente nel progetto. Creo un deck specifico per ognuna. Poi inizio a riempirlo di immagini che secondo me potrebbero servire per alimentare una conversazione. Così, quando avrò una riunione o un confronto con il team, con lo scenografo o con chiunque del gruppo, incluso il regista, e parliamo di quel set, posso aprire quel deck e dire: «Cosa vogliamo fare? A me piace questa». E magari l’altra persona dice: «Sì, anche a me piace». Oppure il regista dice: «Questa non mi piace», ma poi magari aggiunge: «Questa invece sì». E così troviamo un punto di partenza per la conversazione, che ci permette di arrivare più velocemente alla domanda chiave: «Come vogliamo che appaia questa scena?». E spesso serve anche a capire come non vogliamo che appaia. E anche questo è un passaggio utile. Per questo dico sempre che è davvero uno strumento da usare in ogni fase, fino alla post-produzione. Perché magari ti chiedi: «Qual è esattamente quel tipo di ciano che sto cercando?». E allora trovi un buon esempio. Oppure dici a un artista degli effetti visivi: «Quel cielo sembra strano. Andiamo a vedere un po’ di cieli, cieli veri, o qualsiasi altro tipo di cielo». Semplicemente cerchiamo “cieli” e ci chiediamo: «Perché quel cielo ricreato sembra strano?». Cerchiamo un riferimento solido per un bel cielo, così i tuoi artisti sanno su cosa basarsi per dipingere. È geniale!

Ben fatto.

Continueremo. C’è ancora tantissimo lavoro, fidati. In questo momento non sto girando un film: lavoro su Shotdeck a tempo pieno, e abbiamo tanti progetti in cantiere. Cerchiamo sempre di migliorarlo.

Grazie mille. È stato un piacere.

Davvero un piacere. Grazie a voi.

 

Stella gemella, Manca

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