La cucina del “Choo Choo Train” è uno dei tre grandi set che lo scenografo Antonello Rubino ha ideato e costruito all’interno dei Nu Boyana Studios di Sofia per il film The Land of Dreams, opera prima del giovane regista Nicola Abbatangelo.
Durante il film vediamo più volte la cucina del locale dove la protagonista lavora come lavapiatti. L’ambiente doveva vivere sia di giorno che di notte. Avendo la necessità di passare da un setup luci notturno ad uno diurno (e viceversa) molto velocemente, data la serratezza del piano di lavorazione, ho optato per un’illuminazione prevalentemente bicolore, sfruttando la versatilità degi Skypanel S120.
Sei corpi illuminanti sono stati montati in sospensione su delle americane poste oltre l’ipotetico soffitto del set, puntati “a pioggia” (ovvero verso il basso, perpendicolari al pavimento) e posizionati in punti ben definiti (come indicato nel piano luci) in modo da coprire quasi tutto il set. Il perimetro, invece, era illuminato esclusivamente dai piccoli lampadari practicals, che montavano bulbi a incandescenza da 60W.

Ogni Skypanel S120 era montato con la sua Snapbag in dotazione: nei setup notturni aggiungevamo l’eggcrate, così da chiudere il raggio della luce, mentre nelle situazioni diurne lo rimuovevamo per permettere alla luce di espandersi il più possibile.
Fuori della grande finestra sul fondo della cucina, un proiettore ARRI da seimila Watts, posizionato 2/3 metri oltre il limite della finestra e puntato molto in basso, ci forniva la luce diurna, coadiuvato da due proiettori a scarica da 2.5 kilowatts posizionati allo stesso modo sulle due finestrelle laterali. Nella situazione daylight (come la scena in oggetto), i proiettori erano filtrati da panni full grid posizionati a cappello sulle finestre, dove incidevano la luce.

Normalmente, nel setup notturno, avrei usato rimbalzare e filtrare proiettori a scarica più piccoli per dare la “luce lunare” che filtrava dalle finestre. Purtroppo, per motivi di spazio nel teatro di posa, non avevamo le distanze adeguate tra le finestre e il muro del teatro, per cui nelle scene notturne ho optato per ricreare la luna con gli stessi proiettori opportunamente lavorati con gelatine ND (oltre al panno full grid già in opera nei diurni).
La scena in esame è un diurno e il dialogo tra la protagonista (Caterina Shulha) e il proprietario del locale (Stefano Fresi) si svolge sotto l’arco che separa l’ingresso della cucina con le postazioni dei cuochi. In questa scena, le due file di Skypanel poste sopra la zona cottura sono dimmerate a diverse intensità così da ottenere il giusto rapporto di contrasto sui personaggi. Il primo piano di Stefano Fresi è girato senza luci aggiuntive o “kick” in quanto lo Skypanel alle sue spalle gli forniva un bel controluce e quello montato sopra il bancone illuminava il suo volto. Per il primo piano di Caterina Shulha, invece, un Astera Titan posto dietro un telaio 1×1 di Full Frost 216 aiutava ad aumentare il rapporto di contrasto sul volto.


Questo setup in sospensione è stato pensato e realizzato soprattutto per dare al regista la libertà di muoversi con la macchina da presa senza limitazioni di campo, così da poter prediligere l’uso della Steadicam (molto amata da Nicola, il regista) e non dover attendere troppo tra un setup e l’altro, ottimizzando il più possibile i tempi strettissimi imposti dal piano di lavorazione.

In chiusura, trovo giusto aggiungere qualcosa che può sembrare scontato, ma è estremamente impattante sul nostro lavoro di direttori della fotografia: una bella scenografia aiuta molto il nostro lavoro. I set costruiti da Antonello Rubino per il film (come quello in oggetto) erano già pensati con una base fotografica ottima, sia per il numero di practicals sia nei colori e nelle texture. Questo film è un esempio del fatto che uno dei migliori alleati del direttore della fotografia è, senza dubbio, lo scenografo.
