Ammazzare stanca. Autobiografia di un assassino di Daniele Vicari, cinematographer Gherardo Gossi CCS, è ancora in sala a Roma, al Cinema delle Province, venerdì 16 gennaio alle 17.10, sabato 17 gennaio alle 20.00 e domenica 18 gennaio alle 18.00. Domenica 18 saranno presenti in sala il regista Daniele Vicari e gli attori protagonisti Gabriel Montesi, Selene Caramazza e Andrea Fuorto.
Il film è stato presentato in anteprima lo scorso settembre alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venice Spotlight. Basato sul libro omonimo di Antonio Zagari, racconta la sua vera storia, fuoriuscito dal clan negli anni ’70, mentre la ‘ndrangheta calabrese tracimava dal sud al nord Italia. Prodotto da Mompracem (Pier Giorgio Bellocchio, Antonio e Marco Manetti), Beta Film, Rai Cinema, con il sostegno del MiC, Emilia-Romagna Film Commission e Calabria Film Commission, la sceneggiatura è di Daniele Vicari con Andrea Cedrola. Distribuito in Italia da 01 Distribution; vendite internazionali Beta Cinema.
Qui un’intervista a Gherardo Gossi di Silvia Tarquini.
Ammazzare stanca è ambientato negli anni ’70. Come avete approcciato questa epoca?
Negli anni ’70 la vita e la cultura passavano attraverso gli oggetti e la concretezza: dischi libri fotografie eccetera in un periodo di particolare fermento politico e creativo , “la creatività al potere “ parola d’ordine di quegli anni, mi ha accompagnato durante il liceo e fatto scoprire ed innamorare del mio lavoro. Un motivo in più per affrontare questo stimolante progetto. Anche per la fotografia del film dunque ho lavorato su immagini materiche, sul colore e sul calore, per restituire la vivacità di quegli anni. Con Daniele Vicari, il regista, abbiamo riletto i film di genere del periodo. I primi lavori della “nuova Hollywood” americana (Scorsese , Coppola, De Palma) e i film di Petri e Bertolucci mi hanno guidato nell’impostare il lavoro fotografico. Riscoprendo i colori originali delle luci di quegli anni il calore dell’incandescenza, la luce marcia dei neon e il giallo arancio delle lampade al sodio che illuminavano le nostre strade con forti contrasti.

Puoi dirci qualcosa riguardo alle tue scelte tecniche?
Abbiamo girato in anamorfico, con la bella serie di obbiettivi HAWK V-Lite che hanno riempito le immagini con le loro aberrazioni, utilizzando per lo più grandangoli spinti nelle lunghe sequenze in movimento della prima macchina da presa, alternate a forti teleobiettivi della seconda macchina. Alcune scene del film, la rapina in gioielleria e la sparatoria finale, le abbiamo volute differenziare con un montaggio frenetico (montatore Benni Atria), frammentando molto il racconto con un gran numero di inquadrature. Abbiamo utilizzato due ARRI ALEXA Mini, formato di ripresa 1:2,35, operatore al Ronin l’ottimo Alberto Marchiori CCS, con l’inappuntabile Walter Magri, assistente operatore, ed io ho operato con la 2° macchina. Non è da trascurare il contributo degli elettricisti guidati da Paolo Bolognini, e dei macchinisti guidati da Gianluca Grassellini, quello del fido DIT Roberto Asturaro: un gruppo solido ed affiatato che mi ha supportato nel realizzare in un film complesso, con molte location (115!) che hanno comportato continui spostamenti e un’attenta pianificazione. Il noleggio tecnico è della R.E.C. Il film è stato girato tra la Calabria (Camigliatello Silano, il carcere di Lamezia Terme) e l’Emilia Romagna (Bologna e dintorni), dove abbiamo ritrovato luoghi scarsamente urbanizzati e con un’edilizia coerente con l’epoca. Ho curato personalmente la sequenza dei titoli di testa in fonderia, da sempre una mia passione, credo che una buona introduzione visiva sia sempre un ottimo viatico per i film!


Nel film ci sono varie notti. Quali scelte fotografiche hai fatto?
Ho voluto rispettare il più possibile i colori dell’epoca con i lampioni bianchi ad incandescenza nella prima metà del film, per cambiare radicalmente con la luce al sodio della seconda parte quando il nostro protagonista uscito di prigione ha una nuova vita. La confezione finale del film l’ho fatta in ReelOne con il colorist Paolo Verrucci. Sono contento di aver coinvolto nella lavorazione anche alcuni allievi della Scuola di Cinema Volonté.

